L'umanità si unisca per salvare il pianeta, l'appello del ricercatore

L’umanità si unisca per salvare il pianeta, l’appello del ricercatore

Intervista a Giorgio Vacchiano selezionato da Nature tra gli 11 migliori scienziati
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NAPOLI – Il cambiamento climatico non sta arrivando, ci siamo in mezzo, le vicende degli ultimi mesi lo dimostrano. Temperature record in Europa, ma secondo Giorgio Vacchiano – ricercatore alla Statale di Milano e selezionato da ‘Nature’ tra gli 11 migliori scienziati – l’umanità, se unita, può ancora salvarsi. Ecco l’intervista di diregiovani.it

– Quanto sono importanti le foreste per il nostro paese?

“Le foreste sono molto importanti per l’Italia, rappresentano il 40% del nostro territorio. Prevengono smottamenti e sono fondamentali per la salute del territorio dai fenomeni atmosferici: pensiamo alle piogge scroscianti e gli alberi che impediscono all’acqua di arrivare con violenza al suolo evitando le piene con tutto ciò che ne consegue. Questo per quel che accade in montagna. Le foreste e i loro alberi sono però fondamentali anche in città, forse anche di più”.

– In che senso?

“Hanno una funzione di protezione: Abbassano la temperatura di 7/8 gradi sia facendo ombra sia evaporando acqua. Le foglie degli alberi funzionano infatti come il nostro sudore, con le alte temperature l’acqua al loro interno inizia ad evaporare e questo porta via un po’ di calore”.

– Dobbiamo quindi piantare più alberi?

“In una prospettiva di lungo periodo questo di sicuro aiuterebbe, ripiantare non risolve ma può darci una grande mano. Soprattutto abbiamo bisogno di ripensare alle nostre città in modo ‘più verde’. Intendo dire che sono al vaglio soluzione per implementare le risorse forestali in città. La città del futuro non potrà permettersi solo il cemento ma dovranno inserire giardini verticali sui palazzi e anche ai piccoli orti che possono essere coltivati nelle case”.

Questo richiederebbe un nuovo rapporto tra uomo e natura. Ora vanno d’accordo? che impatto ha l’uomo sulle foreste?

“Noi diciamo sempre che il bosco senza l’uomo sta benissimo non il contrario. Questo e’ un problema, non tanto per l’ossigeno perché, contrariamente a quanto si pensi, il grande polmone della terra è costituito dagli oceani con le loro alghe. Il vero problema è il pericolo che corrono le specie animali e vegetali unito al peggioramento inevitabile delle condizioni del suolo. Il punto è che poco si è fatto e poco si fa. A livello mondiale i boschi e foreste continuano a diminuire, i dati ci dicono che l’impatto della deforestazione èancora molto forte nei paesi tropicali perché lì la scelta è tra agricoltura e allevamento. Questo ha un impatto devastante sulla biodiversità di un posto”.

– Di che tipo di impatto parliamo?

“Più esseri ci sono in un ecosistema meglio è. La natura infatti crea fitta rete di individui complementari. Se sparisce una specie è un problema. Si parla tanto di cambiamento climatico forse la sfida più grande è quella della biodiversità: nell’ultimo rapporto Onu parliamo di numeri tragici: 700 specie di piante estinte in 200 anni. 1 milione tra piante e animali”.

– Se queste sono le conseguenze, perché l’uomo distrugge le sue foreste?

“Assistiamo ultimamente ad un vero e proprio conflitto per l’agricoltura. In Argentina ad esempio una causa molto incisiva sulla deforestazione è l’allevamento di animali da carne. Per produrre una quantità di merce enorme si ha come contro altare un’impronta di deforestazione altissima. Io non sono vegetariano ma cerco di mangiare carne con moderazione. Soprattutto secondo me vanno evitati prodotti di scarsa qualità di carne perché per produrne in tanta quantità non si bada alla loro sostenibilità. Qui non parliamo di agricoltura di sussistenza, la questione è prettamente economica: produrre di più sostituendo le foreste con i campi. In Africa invece la deforestazione è causata da l’interesse per i legni pregiati che non sono adeguatamente protette dalle politiche del posto”.

– Questa quindi provoca il riscaldamento globale che subiamo oggi?

“Si, ma solo uno delle cause. C’è da dire che da 50 anni per fortuna si ha un’agricoltura molto più efficiente, la cosiddetta agricoltura di precisione, la tecnologia qui ci aiuta molto. Il riscaldamento però deriva da una serie di fattori che combinati insieme ci creano questo tipo di problemi. Pensiamo allo spreco alimentare 4% emissioni carbonio deriva emissione rifiuti”.

– Quindi qual è la vera urgenza tra le tante?

“L’urgenza e adattarsi al cambiamento climatico. Adattarsi perché anche se fossimo bravissimi, ad esempio con dei progetti massicci di riforestazione, una parte dovremmo comunque contenerla”.

– Quindi il processo è irreversibile? Siamo condannati?

“Io non sono così pessimista-catastrofista. Abbiamo la possibilità di fare cose grandi altre come esseri umani, la storia lo insegna. Delle volte ci siamo messi insieme per modi imprevisti e siamo riusciti ad ottenere grandi risultati. Si pensi al buco nell’ozono o ad evitare disastri nucleari che per fortuna abbiamo sfiorato. L’umanità è capace di avere grandi slanci”.

– Ognuno deve fare quindi la sua parte?

“Si certo ma il cambio di rotta deve avvenire nei governi, ognuno di noi deve fare la sua parte nel suo piccolo, fare la raccolta differenziata, sprecare meno acqua possibile. Ma per avere un impatto vero devono essere coordinate e quindi ci vogliono leggi/incentivi economici ma soprattutto un pensiero condiviso comune. Non abbiamo mai avuto una percezione di umanità come comunità mondiale. Questo è un problema enorme”.

– Intendi dire che offriamo soluzioni parziali?

“Esattamente come la questione dei migranti. Ci sono zone che venendo sfruttate al massimo si stanno letteralmente desertificando. Queste persone scapperanno perché è inevitabile, si può vivere senz’acqua?”

– Quello che accade in India per esempio?

“Esatto! loro sono i primi a soffrire ma a noi non sembra importare molto. Perciò ripeto, dobbiamo pensare a questo problema come esseri umani, come comunità, riguarda il benessere e l’esistenza di tutti”. 

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