Gravidanza: 9 mesi,1000 credenze.

Gravidanza: 9 mesi, 1000 credenze.

Il momento tanto atteso in cui la donna scopre di essere in dolce attesa, è un evento carico di emozioni ma anche di molte paure ed è da sempre oggetto di ampi dibattiti e di consigli da parte di amici, familiari e addirittura di sconosciuti che il più delle volte confondono e aggiungono ansie alla futura mamma.

Ma questo non è un fenomeno dei giorni nostri, da sempre nonne, comari, suocere, vicine di casa e perfino i miti popolari hanno tramandato paure divieti e false credenze! Molte leggende popolari  appartengono non solo ad una cultura nostrana ma si configurano in un immaginario collettivo transculturale e transgenerazionale. Ad esempio in Malawi le future mamme non possono mangiare uova, se non vogliono che i loro figli abbiano la testa ovale, mentre in Cina niente carne di cane o il bimbo morderà il seno della mamma durante la poppata. Sempre riguardo al cibo la gravidanza è inoltre segnata da pratiche dietetiche che incentivano o vietano il consumo di determinati cibi. Si ritiene che alcuni languori, se non soddisfatti, faranno comparire sulla pelle del bambino le cosiddette “voglie”, tale credenza la possiamo ascrivere in un’ottica transculturale, la ritroviamo, infatti, in Africa, in Europa.


Sempre in Africa, in particolare nella zona settentrionale, le donne in gravidanza sono costrette a restare rinchiuse per tutto il periodo della gestazione, perché si ritiene che il loro sguardo sia in grado di provocare il male. Altra credenza diffusa in molti paesi riguarda il non guardare cose, persone, animali deformi o brutti perchè ciò porterà a partorire un figlio brutto o perfino deforme. Lanciando uno sguardo più approfondito nel nostro paese troviamo una serie di accortezze e suggerimenti popolari. Se una donna durante la gravidanza avesse bevuto in un otre il parto sarebbe stato certamente difficoltoso; non poteva neppure tenere al collo catenine o collane, che avrebbero causato un attorcigliamento del cordone ombelicale sul collo del bambino, con conseguente morte per asfissia durante il parto. Se la madre e il figlio sono nati entrambi in un anno bisestile, quest’ultimo sarà sfortunato in vita, così come lo sarà anche quello concepito in un anno bisestile.

Le donne salentine per pudore non ostentavano mai la gravidanza, se non quando si fosse al V-VI mese, perchè indice di inevitabile attività sessuale col coniuge e quindi di facili costumi o comunque di scarsa serietà. Dell’evento, almeno per i primi tre mesi, venivano informati solo il marito, la madre e la suocera. Inoltre, per non correre il rischio di abortire, le gestanti non dovevano toccare sangue mestruale o passare sotto una grondaia della propria casa, luogo nel quale in passato venivano seppelliti i bambini morti senza il conforto del battesimo.
Rischio aborto anche se le gestanti si specchiano o si vedono negate richieste di cibo. Esistevano, ma potremmo dire che esisto a tutt’oggi, anche dei pronostici gettonatissimi, riguardo al sesso del nascituro; l’elemento principale era costituito dal profilo della pancia materna: se la pancia risulta a punta nascerà certamente una femmina, mentre se la pancia avrà la forma schiacciata nascerà un maschio. In definitiva se si dovesse dar voce a tali malaugurati moniti la povera futura mamma dovrebbe prendere in considerazione una bella campana di vetro!!!!

Lo sapevi che…

Il detto sei nato sotto un cavolo è un modo di dire che ci hanno tramandato le popolazioni regioni dell’Europa Centrale, dove il cavolo è stato l’unico alimento che, durante i mesi invernali, garantiva una quantità sufficiente di vitamine e minerali.
Simbolo di vita e di fecondità veniva seminato in marzo e raccolto dopo 9 mesi in novembre, come accade con la gestazione dei bambini. A quei tempi infatti i concepimenti avvenivano principalmente in primavera e le nascite nell’autunno successivo. La ragione era semplice: i matrimoni si celebravano nei mesi invernali quando non si doveva lavorare nei campi e la nascita di un figlio si decideva in primavera perché solo allora il contadino sapeva se i raccolti dell’annata avrebbero garantito un reddito sufficiente a mantenere la famiglia. La piantagione e la raccolta dei cavoli erano compito esclusivo della donna, che spingeva ogni piantina nel terreno aiutandosi con un punteruolo di legno. Le ragazze affaccendate in questo compito si divertivano a chiedere ai giovanotti “Sapete come nascono i bambini?” Le raccoglitrici erano chiamate levatrici (come le donne che aiutavano nel parto) perché il loro compito era di tagliare il cordone ombelicale, che legava il cavolo alla terra.

La tradizione della cicogna che porta i neonati deriva da tempi nei quali l’uomo viveva una vita semplice, a contatto con la natura, e la cicogna era un uccello molto diffuso che era solito fare il suo nido sopra i tetti delle abitazioni. La cicogna, per il suo nido, preferiva i comignoli da dove saliva il calore del riscaldamento, che, essendo molto costoso, veniva accesso solo in rare occasioni, fra le quali la nascita di un neonato. Visto che l’osservazione popolare aveva notato che la cicogna sceglieva sempre case dove era nato un bimbo da poco, ha fatto sì che associasse la cicogna alla nascita di un bambino e che fosse proprio questo uccello a portarli. In realtà era semplicemente il calore del tetto ad attirarle.

Ormai è noto che la luna agisce un’influenza particolare sul ciclo vitale della donna tanto che le popolazioni della Groenlandia, ritengono che la luna abbia il potere di fecondare le donne. Per questa ragione le loro donne non guardano la luna e non dormono supine senza essersi spalmate di saliva lo stomaco per impedirgli di ingrossarsi, cioè per evitare di essere messe incinta dalla luna.

Dubbi e domande…
Francesco, 17 anni
Per una gravidanza ci deve essere un rapporto completo…
Sara, 21 anni
È possibile che una gravidanza non compaglia nelle urine fino al 6 mese di gravidanza ???…


Tre anni di lavoro, quindici mesi di riprese, dieci storie, dieci paesi ma nove mesi per tutti…

 

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it