Sono drammaticamente solo, ho bisogno di dirlo a qualcuno...

Sono drammaticamente solo, ho bisogno di dirlo a qualcuno…

Sono drammaticamente solo, ho passato periodi orribili ed ho bisogno di dirlo a qualcuno.
Vi parlo di una situazione soffocante e di circoli viziosi che si trascinano ormai da anni, parto da una descrizione grossolana dei miei genitori.
Premetto che la mia famiglia affonda le radici in retaggi culturali del tardo medioevo mentale, con bisnonni seriamente medievali, nonni prepotentemente analfabeti e rurali e genitori che son terzi figli di famiglie meridionali.
Cresco nel razzista ed ostile ambiente toscano ed i miei genitori potessero mi metterebbero una cavigliera elettronica. Neanche a dirlo, nonostante io sia un bel ragazzo (ed i miei cosiddetti amici mi tengano lontano in presenza di ragazze per paura della mia presenza fisica) mai avuta una ragazza ed ora neanche più amici… Ovviamente le amicizie estive sono state di lunga data, ma lontane, e nel contesto cittadino soffro moltissimo la media culturale dei coetanei… Un ammasso di celebrolesi senza né arte né parte.
La mia maggiore sofferenza si ripercuote sull’espressione della mia privacy e sessualità, entrambe cose che non pensavo nemmeno di avere, finché un tumore non s’è preso mia madre circa un anno e mezzo fa. Non mi faceva contare un cazzo, non avevo nessuno spazio privato o personale e … Vabè lasciamo perdere, basti solo pensare che nel mio armadio dei vestiti, c’era la sua “firma di presenza” come la chiamo io… Ovvero un indumento suo, poco importa se dichiaratamente femminile, mischiato ai miei panni. Lei è cresciuta con una visione molto chiara della mia personalità, un fighetto da rai 1, magari pure ballerino; mentre io mi reputo un boscaiolo ed ho sempre avuto una passione per gli sport di combattimento in generale e le armi… Uguale.
Mio padre molto assente per lavoro, mi ha sempre visto come un debole ed ha un astio nei miei confronti che quando ho avuto il coraggio di affrontare ho finalmente capito nella sua immensità! Mio padre è un Disturbato border line paranoico. Dopo aver assistito involontariamente a svariati omicidi, (per colpa della criminalità organizzata della Calabria degli anni 80, 300 omicidi l’anno) ed essere sopravvissuto per miracolo a dei cani sciolti che hanno quasi ucciso suo fratello con un colpo di pistola al fianco mentre andavano al mare, vede in dettagli universi deformati.
Esempio: gli colava il naso? Avevo dei fazzoletti in tasca, ma o non me ne ricordavo o ho tardato qualche minuto nel porgerglieli (boh avevo 15 anni), e da questo gesto io sono (secondo lui) uno che “se uno sta morendo accanto a me ed ho la soluzione in tasca, piuttosto che aiutarlo lo lascio morire”. Diventa peggio quando si tratta di sesso. Esempio: degenza di mia madre, di fianco c’era una persona anziana al traguardo, il figlio di questa signora, abituati alla loro estrazione povera ed al forte legame che li univa, ha fatto il tragico errore di dormire un paio d’ore nel letto d’ospedale con sua madre, per starle vicino, magari -pensai io- in quelle ultime ore. Per mio padre dovevo guardarmi da quelle brutte persone, perché madre e figlio facevano incesti.
Vi lascio solo immaginare quando si parla della mia sessualità, a mia madre uscivano delle cose di bocca che mio padre dice che non dovevo prenderla sul serio (ma come fa un figlio a non prendere sul serio la madre?), Lui per contro 2 volte l’ho informato dei cazzi miei e 2 volte mi sono sentito terribilmente umiliato.
Una di queste due volte era una cena a 4 con amici. Mi ha pedinato in macchina e quando mi ha perso di vista era quasi deluso del fatto che non era riuscito a scovarmi “appartato” nelle stradine, perché voleva proprio cogliermi in flagrante! In realtà era stata pure una brutta serata. Quando sono tornato a casa mi umiliava e ridicolizzava di fronte a mia madre, che nel suo paradosso esistenziale è l’unica persona che alla fine mi voleva bene davvero, e che vedendomi in sofferenza non infierì, ma lui non smetteva. Ho pensato spesso, quando mi bullizzavano a scuola, che i miei genitori fossero secondi bulli. Del resto a scuola ho rifiutato di farmi fare un pompino da una “”””ragazza”””” bruttissima che faceva di questi lavori nei sottopassaggi, quindi ero per forza gay. Quando tornavo a casa mio padre mi dava della schiappa e mia madre scuoteva la testa di fronte al mio disagio dei primi anni di scuola superiore. O ancora, di fronte alla mia barba mia madre mi ha tormentato ogni giorno, OGNI! GIORNO! per 7/8 mesi, con frasi napoletane ed associazioni di idee raccapriccianti.
Preciso che dopo i miei 8 anni -età in cui ho compreso il suo q.i. ed in cui ho capito che dovevo essere genitore di me stesso per non impazzire- io e mia madre abbiamo fatto come due rami alla biforcazione.
Periodo chiave furono i miei 22 anni, in cui entrambi i genitori sgomitavano per accaparrarsi i meriti della mia laurea (dopo che mi sputavano addosso per il 65 dispetto che mi fecero al liceo, ovviamente, dispetto in cui hanno poco creduto) ed in cui io e mia madre ci siamo detti che io non ero più niente per lei e che lei per me non esisteva più.
Ed ora il vero problema.
Dopo la laurea con voto di riscatto dalle nefandezze liceali, mi ha assalito un terrore ed un senso di insicurezza che mi ha fatto allontanare da tutto e da tutti, le attenzioni femminili (nonostante tutto ho sempre avuto gruppi di conoscenze a maggioranza femminile) mi facevano sentire minacciato al punto dal farmi trascurare l’aspetto per tenerle a distanza. Dopo essermi recluso in casa dai 22 ai 25 anni, uscendo solo per necessità, evitando accuratamente stress di tutti i tipi -che nel frattempo si somatizza con vomito o diarrea- ora che mia mamma ha chiuso gli occhi io la vedo come una manna dal cielo.
Il carattere di mia madre stava portando la famiglia al punto di una rivoluzione armata, la sua improvvisa malattia ci ha riuniti ed il suo trapasso ha portato una costante corrente d’aria fresca nella mia vita:
– mi rendo conto di quanto mondo mi filtrasse
– mi rendo conto di quanto mi reprimesse
– ho un epifania al giorno e mi sento vivo e libero.
Il brutto della sua morte è che siamo stati derubati della fede nuziale, l’autore del furto è la nuova compagna di uno zio e la famiglia si è scissa: alcuni ci hanno creduto, altri no, siamo più soli che mai.
Quando era in vita mi ricordo di aver rinunciato a ragazze perché mi vergognavo della mia famiglia e di mia madre in particolare. . . Soffrendone molto, ma del resto se avessi accettato quelle attenzioni, avrei potuto frequentare quella ragazza quasi di nascosto, accampando scuse, per poi finalmente dire a una di famiglia benestante: ecco mia madre, salernitana con una terza media presa a calci in culo alle scuole serali per adulti e mio padre, che fino a che stai fuori casa sei meglio di me in tutto, come varchi l’ingresso sei una spia del padrone (potenti non meglio identificati, forse i suoi datori di lavoro).
Ora io dopo la morte di mia madre, sono voluto rimanere vicino a mio padre… Perché io da sempre ho vissuto cercando di essere una persona speciale, di rendere i miei genitori orgogliosi di me… Indovina indovinello?! niente era mai abbastanza. Né lo sport in cui ho vinto tutto, né la laurea, né le band sotto contratto con una casina di produzione, né le amicizie.
Ma ora mi sono rotto, ho 26 anni! Ho 3 capelli bianchi! Ora voglio mettere D al primo posto. Mio padre si frigna che ora rimane da solo col gatto, ma lui finché gli stai vicino ti sfinisce, come te ne vai fa il cane bastonato.
Alla fine ho passato 4 anni in casa per essere vicino ai miei genitori nella malattia e nel lutto, in altri frangenti ho voluto relegarmi in casa per paura, disagio ed ansia, ma ora basta! Quando vedo adolescenti che si godono delle libertà che non ho mai avuto mi si strappa l’anima, quando vedo coppie innamorate mi scopro a guardarle quasi commosso, quando ripenso a cosa ho rinunciato perché non stavo bene con me stesso, mi verrebbe voglia di materializzare un clone di me stesso per auto abbracciarmi e chiedermi scusa.
Me ne voglio andare via da questa prigione di solitudine, ma mio padre mi fa sentire in colpa perché lo abbandono e mi sento malissimo, ma so per certo che questo è l’anno in cui volerò fuori dal nido, e volerò lontano e sarò la persona speciale che ho sempre cercato di essere.
Ho solo molta paura ed il ricordo del dolore che ho sepolto dentro mi fa venire mal di stomaco. Credo che il mio progetto di vita sarà un ottima cura, solo che non vorrei fare l’errore di buttare addosso ad una inevitabile relazione tutte le mie sofferenze, non voglio diventare io quello che soffoca ed ho il timore di essere diventato inavvicinabile a causa di queste sofferenze, non so, se sanguini arrivano gli squali.
Spero di essermi spiegato bene, devo dire che lo sfogo mi ha già fatto bene, spero in una risposta professionale… Mi sarebbe di grande aiuto per non sentire solo i miei pensieri ed avere un riscontro reale. Grazie

D., 26 anni


Caro D.,
ti ringraziamo per aver condiviso con noi le emozioni che hanno accompagnato la tua vita e che tutt’ora sembrano ancora così intense e presenti dentro di te.
Degne ti attenzione sono la rabbia e la tristezza con cui ripercorri momenti spesso dolorosi dove a volte emerge forte il conflitto nella relazione con i tuoi genitori. Nonostante tutto percepiamo  il legame che ti ha unito e ti unisce tutt’ora a loro.
I genitori sono le persone con cui si instaurano alla nascita le prime relazione e restano nel tempo la matrice da cui poi si svilupperanno tutti gli altri rapporti. Questo non significa che tale condizione è immodificabile e che eventuali esperienze negative inficeranno le successive, tuttavia, va considerato che la relazione genitoriale inevitabilmente lascia un segno, una traccia su cui eventualmente lavorare e costruire.
Sentiamo forte la fiducia che hai nei tuoi progetti e questo può essere un buon motore per avviarti verso l’autonomia.
Inoltre, ci sembri consapevole dei limiti che potrebbero derivare dalle difficoltà vissute e quindi senti la necessità di muoverti con cautela.
In merito a questo pensiamo che possa essere utile approfondire queste consapevolezze emergenti eventualmente iniziando un lavoro su te stesso, con uno specialista, che possa accompagnarti in questo periodo di transizione rispondendo al bisogno di auto definizione di cui ci parli.
Speriamo di averti fornito spunti di riflessione utili.
Torna a scriverci se ne senti il bisogno.
Un caro saluto!


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