Internazionalizzazione in aumento, +38% studenti all'estero dal 2016

Internazionalizzazione in aumento, +38% studenti all’estero dal 2016

Presentato al Miur rapporto Ipsos e Fondazione Interultura
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ROMA – Si laureano con più facilità dei loro coetanei (86%), trovano o cambiano più agevolmente lavoro (79%) e diventano indipendenti dalla famiglia prima rispetto al resto della popolazione italiana (solo il 14% vive ancora in famiglia). Sono i ragazzi che hanno usufruito di una borsa di studio per intraprendere un’esperienza all’estero, fotografati da un’indagine condotta dall’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca della Fondazione Intercultura.

I dati sono stati presentati questa mattina al Miur, e mostrano un fenomeno in forte aumento: i ragazzi italiani partono di più per frequentare un periodo di studio all’estero: +38% rispetto al 2016 e +191% rispetto al 2009.

“È importante sottolineare che è un indice che cresce anche tra gli istituti tecnici e nelle regioni meridionali- ha commentato all’agenzia Dire Nando Pagnoncelli, di Ispos Italia-Non c’è più quella differenza che avevamo negli anni scorsi. L’internazionalità è sempre meno un processo di élite e sempre più alla portata di tutti”.

Complessivamente, infatti, nel 2019 sono 10.200 gli studenti all’estero, un numero in aumento anche grazie all’offerta di borse di studio promosse dalla onlus Intercultura negli ultimi 45 anni.

“Aumenta anche la percentuale di studenti che partecipa a progetti di mobilità individuale all’estero, e anche questo è un dato molto importante perché sono giovani che si aprono al mondo- ha continuato Pagnoncelli– L’esperienza che si realizza all’estero è molto importante sia sotto il profilo della formazione individuale sia sotto quello della crescita sociale e civile del nostro Paese. Oggi l’idea è di andare altrove a prescindere dalla destinazione, e questo e’ indicativo della flessibilità dei ragazzi. Il 96% di chi parte si dichiara felice. Sono ragazzi più competenti, più appagati e più soddisfatti della propria vita. Rappresentano un’eccellenza e hanno propensione verso il volontariato”.

Il 43% degli studenti coinvolti in progetti all’estero ha svolto infatti un’attività di volontariato negli ultimi 12 mesi, contro il 13% della popolazione italiana (Istat 2018). Ma aumenta anche il rendimento scolastico e il grado di benessere: il 41% del campione ha dichiarato di aver raggiunto un livello socio-economico più elevato di quello della famiglia di origine.

“Gli studenti che fanno questa esperienza, rispetto ai loro coetanei, trovano una collocazione più facile nel mondo del lavoro e riescono a trovare una soddisfazione personale che si riverbera anche sul sociale- ha aggiunto Andrea Franzoi, segretario generale Intercultura– Le competenze trasversali che si acquisiscono all’estero sono poi molto importanti per lo sviluppo sia personale che professionale delle persone”.

Tra gli ex borsisti, infatti, il 79% ha dichiarato di aver trovato facilmente lavoro, rispetto al 45% del gruppo di riferimento, mente il 65% si è orientato verso il settore terziario con un’attitudine verso il mondo del sociale (26%).

“L’apertura all’estero non è saltuaria ma significa instaurare relazioni permanenti con gli altri Paesi e sviluppare una predisposizione a legarsi all’estero- ha concluso Pagnoncelli– Non è solo un’esperienza ma anche un’apertura al mondo del lavoro”.

Gli Usa restano la meta preferita, ma crescono anche Spagna, Regno Unito e Canada. In aumento anche la percentuale di ragazze che scelgono di partire: nel 2019 il 61% dei borsisti era donna contro il 59% del 2016. Grazie ad Interculta Elisa ha trascorso un anno in Repubblica Ceca, in una scuola bilingue, mentre Elena è stata in Giappone, nel mezzo dei campi di riso.

“Non mi aspettavo un Paese così umano- ha raccontato– all’inizio mi sono sentita spaesata, ma quando sono tornata mi sono scoperta più interessata all’arte e alla cultura del mio Paese, più curiosa”. Elisa, invece, si è “resa conto che posso cambiare la mia vita e fare le esperienze che voglio-ha commentato- ho capito che per conoscere nuove persone e culture basta volerlo fare”. 

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