Giovani, una generazione davvero green: sempre più sensibili alla difesa dell'ambiente

Giovani, una generazione davvero green: sempre più sensibili alla difesa dell’ambiente

Il sondaggio di diregiovani.it: studenti dicono sì a programmi di educazione ambientale
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ROMA – La cosiddetta generazione Z, cioè quella degli studenti e delle studentesse che attualmente frequentano la scuola dell’obbligo, interpellati da diregivani.it sulle tematiche ambientali, rispondono di sentirsi responsabili, di voler essere più attenti e hanno anche qualche risposta. Sulle conoscenze, invece, c’è ancora da lavorare, e forse è per questo che il movimento del Fridays for Future ha accolto di buon grado la proposta del ministro all’Istruzione Lorenzo Fioramonti di introdurre l’educazione ambientale nei piani didattici.

Questo è, in estrema sintesi, quanto emerge da un sondaggio somministrato da Diregiovani.it a un campione di 100 studenti e studentesse della scuola italiana, di età compresa tra i 13 e i 19 anni. Obiettivo del questionario è da un lato indagare quanto i giovanissimi di oggi siano e si sentano ‘green’: quanto conoscono le criticità dell’ambiente? E come le risolverebbero?
Le risposte perlopiù errate alle domande della prima parte rivelano un livello di informazione non ancora sufficiente sulle tematiche ambientali. Un dato che non può nemmeno stupire eccessivamente se considerato su un piano di sistema e se ci si chiede: con quale ritardo si è iniziato a discutere di emergenza climatica?

Un dato inoltre che ha persino un profilo incoraggiante se letto insieme ai risultati della seconda parte del sondaggio. Emerge infatti una forte sensibilità dei giovani per il rispetto dell’ecosistema; sentimento che sempre più si traduce in pratica quotidiana, fossero anche piccole azioni, e che quindi costituisce un’ottima base di partenza su cui radicare le conoscenze necessarie. Ad esempio, i rispondenti sanno riconoscere un packaging riciclabile da uno uso e getta e dicono di essere disposti a spendere di più per prodotti compatibili con l’ambiente. Non ne fanno però solamente una questione di denaro, perché infatti consigliano di preferire contenitori in vetro o cartone a quelli in plastica (23%), scegliere contenitori riutilizzabili per l’acquisto di prodotti al dettaglio come uova sfuse o detersivi alla spina (41,1%), e alla grande distribuzione suggeriscono di fornire ai consumatori soluzioni di vuoto a rendere (35,7%).

Comunque, la riduzione o l’eliminazione della plastica, a loro avviso, non è in sé un’azione sufficiente: per il 53,6% è fondamentale abbinarla ad altre scelte come la diminuzione del consumo di carne su vasta scala. Inoltre, la quasi totalità di loro è consapevole che occuparsi di tutela e preservazione ambientale sia importante, che pertanto debba essere una priorità per il governo nazionale ma anche per l’Unione europea che a loro dire non sta facendo abbastanza, ma occorre che sia anche un’azione dal basso, un impegno costante di cittadini e cittadine. Quindi, ad esempio, per limitare l’inquinamento da mozziconi nelle spiagge, per più del 50% dei rispondenti non è sufficiente introdurre posaceneri o divieti; risulta strategico sul lungo periodo, invece, investire sull’educazione con campagne di sensibilizzazione per le scuole e i gestori dei lidi balneari.

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