Il Riff di Marco Mengoni. Vincenzo Mollica ospite della sesta puntata

Il Riff di Marco Mengoni. Vincenzo Mollica ospite della sesta puntata

Il nuovo appuntamento online da oggi esce in occasione del compleanno del giornalista del Tg1
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ROMA – Dopo le interviste precedenti con Beppe Sala, Sofia Viscardi, Neri Marcorè, Antonio Dikele e Alessandro Cattelan, marco Mengoni torna oggi con la sesta puntata del suo ‘Riff’. Nel nuovo appuntamento Vincenzo Mollica, che, eccezionalmente, si racconta al cantante proprio in occasione del suo compleanno.

“Ho conosciuto Vincenzo Mollica dieci anni fa, quando ero all’inizio della mia carriera – racconta Marco – in questi anni, di domande me ne ha fatte tante. Per questo Riff si sono invertiti i ruoli perché sono stato io ad intervistare Vincenzo”.

Il podcast esce a pochi giorni dal 70°esimo Festival di Sanremo e dal suo 40°esimo anno di lavoro al TG1. Nulla di preparato, nulla di scritto, una chiacchierata a ruota libera nella quale Vincenzo Mollica ha deciso di raccontare alcune delle storie meravigliose che compongono la sua vita e la sua carriera. L’empatia presente tra i due ha permesso a questa chiacchierata di trasformarsi in una mezz’ora ricca di emozioni.

“L’artista vero non cambia mai perché ha i suoi tempi e non si fa mai imporre i tempi della contemporaneità, perché l’artista vero vive senza tempo e segue il suo tempo interiore che è un altro tempo, è il tempo dell’arte– dice Mollica – Tutti questi tecnicismi, questa ossessione per la velocità ti aiuta solo per una cosa: a non capire. Noi non dovremmo accelerare, dovremmo rallentare se vogliamo realmente capire qualcosa di quello che sta succedendo. La tecnica è utile, ma non è tutto. 

Chiacchierando sulla preparazione culturale delle nuove generazioni, Vincenzo Mollica ci descrive come sono per lui i ragazzi di adesso, con la dolcezza di chi non smette mai di stupirsi ed incuriosirsi:

“[…] i ragazzi mi vengono a chiedere di Fellini, di Pazienza, di Hugo Pratt, di Fabrizio De André, mi chiedono tante cose, sanno che ho conosciuto queste persone. Io ho molta fiducia in questi ragazzi, è vero che siamo circondati da musiche che volano, da liberi pensatori inutili, che siamo circondati da chincaglierie che manco ai mercati generali, però è anche vero che bisogna saper guardare per cercare le cose belle e le cose belle ci sono. […] io vedo poco da tanto tempo, da ormai 4 anni, e i miei occhi sono molto annebbiati però ho una piccola lineetta, una piccolissima lineetta che gira nel mio occhio destro, l’unico da cui percepisco qualcosa, che mi permette ogni tanto di vedere qualcosa di quello che ho davanti a me, quella piccola lineetta trovo che sia la migliore metafora di questo tempo. C’è tanta nebbia intorno a noi, ma proteggiamola, teniamocela da conto quella piccola lineetta di vista nostra, personale, che ci somiglia, teniamocela da conto, perché lì c’è la vera vita e c’è il modo di guardare. Perché guardare è importante quanto sentire, quanto ascoltare, ma soprattutto sentire qualcosa che è più importante di tutto che poi è il tempo del nostro cuore. Il tempo del nostro cuore non appaltiamolo agli altri, godiamocelo.”

 

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