Serena e Eleonora raccontano l'esperienza all'Istituto superiore di Sanità

Serena e Eleonora raccontano l’esperienza all’Istituto superiore di Sanità

Due studentesse nella squadra antirischio di Emanuele Scafato
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ROMA – “Siamo in una delle sedi dell’Istituto superiore di Sanità dove stiamo svolgendo un’attività di prevenzione all’alcol nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro Abbiamo sviluppato un questionario in rete rivolto ai ragazzi dal 2001 al 2004”. Sono le parole di Serena Fiacco del liceo ‘Benedetto Croce’ di Roma che ha raccontato l’esperienza a diregiovani.it. “È emerso come le donne siano in maggioranza– sottolinea Eleonora Speranza del liceo scientifico ‘Giuseppe Peano’ di Monterotondo (Roma)- e bevono più dei maschi, principalmente birra e ‘shottini’. Solitamente sia uomini che donne lo fanno per il sapore (circa il 45% del campione), ma un’altra grande percentuale (circa il 50%) beve per sentirsi meglio e per essere più disinvolti; un dato che preoccupa”.

Fra i ragazzi è passato il concetto che l’alcol sia dannoso per il cervello, calorico e cancerogeno, ma l’informazione non determina automaticamente un cambiamento delle abitudini. Un altro concetto interessante emerso dal questionario riguarda “la scuola e la famiglia, viste dai giovani come i soggetti preposti a informare e prevenire”, questo dimostra come nonostante tutto la scuola e la famiglia godano ancora di un ottimo livello di fiducia. Raccolte le informazioni e delineato il quadro le studentesse hanno ideato delle azioni per riuscire a raggiungere l’ambizioso obiettivo di raggiungere i loro coetanei per informarli sui rischi correlati all’uso e all’abuso di alcol.

“Non abbiamo la presunzione di pretendere che le abitudini dei nostri coetanei cambino, li vogliamo solo informare e rendere consapevoli. Per cercare di smontare questo senso di onnipotenza che ci illude di essere immuni a tutto. Questo messaggio lo veicoleremo via Instagram tramite dei post per stimolare la curiosità dei giovani con frasi sintetiche non giudicanti. In questi post troveranno dei link a dei siti specializzati dove potersi informare senza il rischio di incappare nelle fake news”.

Una sfida non facile vista la ‘cultura dell’alcol’ che dilaga anche nelle aule scolastiche. La stessa che pubblicizza bevande alcoliche con la dicitura ‘Bevi responsabilmente’ che “non vuole dire niente– specifica Eleonora- perché fino a 25 anni il consumo di alcol dovrebbe essere pari a zero, quindi non c’è un consumo responsabile”. Le due studentesse hanno imparato molto nel periodo trascorso presso l’Istituto superiore di sanità, ma Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss, sottolinea come sia stata un’esperienza formativa anche per un esperto a livello mondiale come lui.

“Dai giovani imparo tutti i giorni- ha evidenziato Scafato– sono loro che mi orientano io sono acefalo non ragiono, cerco di ragionare attraverso le loro sensazioni, le loro attitudini, le percezioni, le competenze, cercando di sviluppare le capacità che loro hanno. Noi possiamo fare del tutoraggio, ma quello che emerge deve emergere da loro. I ragazzi non sono neanche disagiati, i disagiati siamo noi adulti che non siamo stati in grado di proteggerli adeguatamente da logiche di convenienza, da messaggi e da modelli che vorrebbero imporre, ad esempio, il bere responsabile a un cervello che non è in grado di capirlo perché la razionalità è qualcosa che appartiene agli ultra venticinquenni e soprattutto in assenza di contraddittorio perché non avendo ancora sviluppato la capacità di critica – che è quella che poi guida la pianificazione, la logica e la capacità di percepire il rischio – noi abusiamo di un minore. Nelle scuole il bere responsabile non dovrebbe essere il modello da seguire, lo dice anche l’Organizzazione mondiale della Sanità. Quando si parla di salute sono i professionisti della salute che dovrebbero intervenire, tutti i conflitti di interesse relativi a portatori di modelli che non hanno nulla a che vedere con la tutela della salute chiaramente dovrebbero essere mantenuti distanti da quelli che sono gli obiettivi di prevenzione”.

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