Generic Animal, il cantautore della Generazione Z da un milione di streaming

Generic Animal, il cantautore della Generazione Z da un milione di streaming

È online il videoclip di Nirvana, l'ultimo brano estratto da Presto, il nuovo album uscito il 21 febbraio per La Tempesta/Universal
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Roma – Luca Galizia aka Generic Animal è uno dei nuovi “fenomeni” della musica italiana. “Presto” è il suo ultimo album fuori dal 21 febbraio per La Tempesta/Universal e – a poco più di una settimana dalla pubblicazione – ha raggiunto 1milione di streaming su Spotify. Fra sonorità trap che si fondono con il math rock, echi emo che sconfinano nel post-rock, sfumature soul/r’n’b e attitudine hip hop, Presto è un disco di dodici i brani scritti nella solitudine di un sottotetto milanese: su un divano-letto Ikea con dietro i cuscini per la schiena, in braccio una chitarra, sulle gambe i-rig e garageband, a fianco le gocce per dormire.

Nirvana è l’ultimo singolo estratto dall’album. Il videoclip, ideato da Alvin Sonic e Daniel Sansavini (che hanno curato l’art direction di tutto il progetto discografico),  è stato diretto da No Text Azienda, con la direzione della fotografia di Karim Andreotti, le scenografie di Steiner&Wolinska, il montaggio di Domenico Nicoletti e lo styling di Anna Carraro con l’aiuto di Mino Luchena.

Uno spazio abitato da molari antropomorfi e sovradimensionati oggetti di felcro e di plastica. Una bizzarra “casa di bambole” di dimensioni umane ma anche la cameretta di quando eri piccolo, reinventata da uno scenografo con la passione per il pop-surrealism e con l’immaginario di quel cinema americano che va dai primi film di Harmony Korine a Donnie Darko. Colori iperrealisti e fredde luci al neon, malinconia di una fanciullezza ludica ma con un pizzico di inquietudine, come nella migliore tradizione dei racconti per l’infanzia.

Generic Animal si ritrova al centro dei movimenti di una videocamera che danza una coreografia disegnata da un joystick, catapultato in una “realtà” che è sì artificiale ma materica. Il mondo messo in scena è un mondo posticcio, perfetta rappresentazione plastica del senso profondo del brano, cioè di quel modo personalissimo di descrivere cose che la generazione Z – quella di Luca Galizia – può vivere solo nei ricordi degli altri, dei più grandi (“di quando nel paese accanto al mio, suonarono i Nirvana. Non che non fossi ancora patentato, o addirittura ancora nato”).

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