Serve ancora l'8 marzo? Vox populi dell'Agenzia di stampa Dire

Serve ancora l’8 marzo? Vox populi dell’Agenzia di stampa Dire

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ROMA – L’8 marzo è la Giornata internazionale della donna, istituita per ricordare le lotte politiche e sociali affrontate dalle donne per i loro diritti. Oggi, nel 2020, molte libertà sono ormai state conquistate, almeno negli stati democratici. In Italia, le donne hanno accesso a tutte le professioni lavorative e hanno le stesse tutele giuridiche e sociali degli uomini, ma persistono iniquità nell’occupazione, nella retribuzione e nell’effettiva possibilità di raggiungere ruoli apicali. C’è ancora molto da fare. Secondo una recente indagine delle Nazioni Unite, il 90% della popolazione nutre ancora pregiudizi nei confronti delle donne in tema di diritti politici, economici o riproduttivi. Femminicidio e parità di retribuzione restano temi centrali nel dibattito pubblico e, alla luce di queste problematiche, per molti l’8 marzo resta solo una formalità.

“Le donne hanno valore ogni giorno e non solo l’8 marzo”, commenta una ragazza ai microfoni dell’agenzia di stampa Dire, mentre un’altra afferma: “Con tutti i femminicidi che ci sono, non ha senso, è una presa in giro”. Ma per qualcuno, almeno dal punto di vista simbolico, resta un momento importante per “ricordare le lotte che le donne hanno portato avanti prima di noi”, aggiunge una studentessa. Uomini e donne, quindi, si dividono tra chi ama festeggiare l’8 marzo e chi rifiuta regali e mimose, ma su una cosa tutti sembrano essere d’accordo: non basta un solo giorno ne una mimosa per riflettere sulla condizione delle donne.

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