Coronavirus. Matteo, studente Bicocca: "Scriviamo un diario antropologico"

Coronavirus. Matteo, studente Bicocca: “Scriviamo un diario antropologico”

Un racconto che tornerà utile per capire questo 'non tempo'
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MILANO – “Questo tempo, per quanto abbia creato in un primo momento disagio, si sta rivelando un buon tempo per riflettere e una fucina di idee e di insegnamenti”. Inizia cos la lettera di Matteo Marucco a diregiovani.it. Studente di antropologia al primo anno di magistrale all’università Bicocca di Milano, Matteo ha deciso di mettere nero su bianco i pensieri che si affollano:

“Ho avuto l’opportunità di fermarmi, pensare alle cose che faccio abitualmente, a quali siano necessarie e quali no, quali mi manchino e quali mi abbiano dato possibilità di ‘fare una pausa’. È stato bello anche vedere come le modalità di relazione con gli amici siano cambiate e come la tecnologia si riveli davvero un mezzo utile, indispensabile. Ci si incontra su whatsapp, su skype, per fare riunioni, per parlare, per cantare una canzone e si fanno più telefonate. Non penso sia un tempo noioso, le attività e gli impegni ci sono e, per certi versi, tra le lezioni e le videoconferenze, sono più intensi di prima”.

Matteo non vedeva l’ora di iniziare il nuovo semestre, “con corsi che ci avrebbero portati nel cuore dell’antropologia”. Così, dovendosi adattare al cambiamento, “ho proposto ai miei compagni di università di scrivere un diario di campo, come quelli dell’antropologo, per annotarci pensieri o scrivere come passiamo le giornate, ci potrà tornare utile per capire e rileggere, a distanza di tempo, il periodo che abbiamo vissuto. Loro hanno accolto l’iniziativa che peraltro è molto simile a quella che ci è stata proposta dal nostro preside di facoltà e da un dottorando. Li ho avvisati di questa comunione d’intenti e forse nascerà qualche progetto in futuro. È bello vedere e notare anche il mondo dalla finestra, la nuova relazione col vicinato che è nata tramite i flashmob della scorsa settimana e che si sta trasformando in un appuntamento fisso. Questo tempo è un ‘non tempo’ che ci sta cambiando”.

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