Cagliari, un giornale sulla quarantena ideato dagli studenti

Al liceo 'Foiso Fois' nasce il periodico 'A casa 24 ore'

CAGLIARI – Si chiama ‘A casa 24 ore’, ed è il giornale ai tempi del coronavirus ideato dagli studenti del liceo artistico musicale di Cagliari ‘Foiso Fois’ con la loro professoressa di italiano e storia Giorgia Atzeni.

“Ho pensato che lavorare sulle pagine di storia fosse un po’ sterile in questo momento– spiega l’insegnante- così ho chiesto ai ragazzi di scrivere degli articoli stimolando un po’ la loro intelligenza”.

La professoressa ha lanciato l’appello che è stato subito raccolto dagli studenti.

“Mi piacerebbe che ognuno di voi mi raccontasse, anche brevemente (per iscritto, con disegni o un video) che sensazione si prova a stare a casa, lontani da scuola, in questo momento drammatico- ha scritto nell’invito rivolto ai ragazzi e alle ragazze del liceo- ricordiamoci che viviamo in un’isola, e questo ha i suoi pro e i suoi contro. Se foste voi a gestire il territorio nazionale, che provvedimenti prendereste per tutelare gli isolani?”.

Il giornale ideato dai ragazzi è ricco di rubriche: dall’intervista impossibile a Dante, alla lettera al coronavirus, e poi una rubrica della speranza e riflessioni sui pro e contro della didattica a distanza con i punti di vista degli studenti.

“Prima di tutto i partecipanti delle lezioni online possono lavorare al proprio ritmo, se sei più veloce degli altri non sei costretto ad aspettarli- raccontano i ragazzi a favore delle lezioni online- Al contrario, se sei lento, puoi prenderti tutto il tempo che ti serve per completare gli esercizi assegnati. Si possono fare i compiti stando comodi in pigiama, e inoltre imparare in un ambiente familiare rende il lavoro molto più semplice. A scuola, devi seguire il programma che l’insegnante ha scelto per te, completare le richieste entro tempi prestabiliti e limitati alla permanenza in classe- continuano i ragazzi nell’articolo- Seguendo delle lezioni online, invece, sei tu a decidere in quale momento per te è più opportuno studiare”.

Per i contrari, invece, la lezione a distanza “è totalmente spersonalizzata: impartire delle regole attraverso un dispositivo elettronico è più complicato, e questo avrà delle ripercussioni in ambito sociale- dicono i sostenitori del metodo tradizionale- l’interazione con le altre persone coinvolte in una lezione online è complicata. Siamo schierati davanti a uno schermo, e questo può portare anche a problemi di salute fisica come problemi alla vista, tensioni muscolari e problemi alla schiena”.

La professoressa Atzeni in questi giorni segue i ragazzi attraverso le piattaforme Meet ed Edmodo, ma ha anche creato un gruppo Whatsapp. E i risultati sono stati sorprendenti:

“molti dei ragazzi che erano poco partecipi in classe mi hanno inviato più materiale del solito, lavorano di più. Da casa anche i più timidi riescono ad intervenire”.

Unico neo: alcuni hanno difficoltà con le connessioni o ad avere un computer perché l’unico che hanno in casa è usato dagli altri famigliari.

“In ogni caso- racconta la professoressa- abbiamo detto addio alla lezione frontale. In questa fase a fare più fatica sono i colleghi più anziani, ma pian piano si sono attivati tutti”. 

2020-03-25T13:58:01+01:00