Domodossola, scuola primaria diventa social con 'Rapsodia schole''

Domodossola, scuola primaria diventa social con ‘Rapsodia Scholé’

Una pagina Facebook con storie e letture per bambini
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DOMODOSSOLA – “È stato importante attivarsi subito, per questo insieme ad un gruppo di amici e professionisti abbiamo dato vita a ‘Rapsodia Scholé‘, un’iniziativa che si trova su Facebook e consiste in dirette giornaliere con appuntamenti differenti per tenere compagnia ai bambini”.

Elisa Oar, insegnante della scuola primaria ‘Casetti Montecrestese’ di Domodossola, in Piemonte, racconta così l’iniziativa che ha ideato per i suoi alunni, e non solo, perché attualmente la pagina ha circa 3mila visualizzazioni.

“Immagino di avere davanti proprio i miei alunni, che mi seguono tutti, finalmente– spiega la docente- dopo le prime puntate in cui leggevo o raccontavo storie andando un po’ a tentoni, ho iniziato a ricevere la documentazione di ciò che producevano a casa seguendo i miei spunti; finalmente l’inizio di un dialogo! In differita certo, ma pur sempre un dialogo dove non ero più sola a parlare, potevo dare valore attraverso lo schermo a ciò che i bambini portavano e nutrire così questo scambio diventato vivo”.

Dopo le prime settimane di sperimentazioni sulla didattica online, la docente e’ riuscita a mediare con colleghi e famiglie per iniziare a incontrare settimanalmente gli alunni della classe, suddivisi per gruppi, attraverso la piattaforma Google Meet.

“È uno spazio e un tempo per guardarsi, salutarsi e raccontarsi. In questi giorni ci sarà il secondo incontro, proporremo un diario in cui scrivere quello che si desidera per poi leggerne un pensiero libero la volta successiva ai compagni”.

La maestra Elisa sta lavorando per aggiungere un altro tassello: predisporre Google Classroom per il passaggio di materiali.

“Dopo l’incontro con i bambini ho invitato i genitori a mettersi davanti allo schermo col pretesto di spiegare loro come funziona la Classroom, con l’intento di mettermi in ascolto, per capire se sta andando tutto bene oppure no- continua la docente- Non so cosa farò da qui a un mese, ma so che questa situazione e’ una ricerca in cui con modalità inedite si sperimenta, si naviga a vista. Siamo soggetti ad aggiustamenti continui, e cerchiamo di mantenere la relazione al centro, facendo sentire ai bambini che ci siamo per loro e che il nostro dialogo, senza corpi e senza sguardi, può trovare altre possibilità, nell’attesa di ritrovarci, insieme, nel bosco dietro scuola”.

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