Didattica a distanza, il racconto di una docente di Varese

Didattica a distanza, il racconto di una docente di Varese

"Bisogna rompere gli schemi tradizionali"
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TRADATE (VARESE) – “Ormai è così che iniziano le mie giornate: la mano sul mouse, il mio viso in un riquadro dello schermo, e tanti pallini bianchi con le iniziali dei miei alunni davanti a me. Solo qualcuno osa farsi vedere in pigiama o in tuta, nonostante i miei continui inviti ad accendere la webcam, a farmi vedere i loro sorrisi. ‘Dai, ne ho bisogno’ dico loro, nella speranza di convincerli a concedermi almeno quel contatto, quello dei loro volti, delle loro espressioni del viso. E poco importa se qualcuno mi si mostra con audace disinvoltura mentre mangia il Nesquik a cucchiaiate o spalma la Nutella sul panino; poco importa se il fratellino di cinque anni saltella sullo sfondo o mi saluta con la mano, oppure se il gatto passa allegramente sulla scrivania del mio alunno”.

Sono le parole scritte da Gabriella Colucci, insegnante di lettere all’istituto tecnico ‘Montale’ di Tradate, in provincia di Varese. L’uso della didattica a distanza ha portato ad una rivoluzione anche nelle relazioni tra studenti e insegnanti.

“Per fare didattica a distanza– spiega l’insegnante- bisogna rompere gli schemi tradizionali. Io sono passata da quella che esigeva il ‘tutti in piedi’ quando entravo in classe, a dover accettare quello che sgranocchia le patatine o a dover chiedere di rispettare un certo ordine nell’usare il microfono. Va ignorato il fatto di chi entra in ritardo nella video lezione. Alla fine mi piace che i ragazzi ci siano. Potrebbero dire che non gli funziona il wi-fi, e invece sono sempre presenti. A molti di loro la scuola manca”. 

Gabriella Colucci sa che dev’essere malleabile e modificare la programmazione.

“In quinta- spiega la docente- riesci a parlare per mezz’ora e farti ascoltare, ma con le altri classi è indispensabile l’interazione. In questa fase sono loro i protagonisti”.

Nella sua scuola hanno attivato solo in questi giorni Google Meet. Finora i professori impegnati nella didattica online avevano usato Skype. Ma cosa si fa online?

“Ho fatto dei nuovi autori mandando un audio per raccontare lo scrittore in pillole. Nel momento dell’aula virtuale ci confrontiamo. La parte di spiegazione è un prerequisito. Gli autori che ho scelto hanno una correlazione con ciò che sta accadendo. Stiamo dando molta importanza ai ‘Promessi Sposi’ per parlare dei capitoli della peste. I ragazzi sono contenti di poter unire un percorso di studi normale all’aspetto del quotidiano”.

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