Maria Grazia Riva, università Bicocca: "Servono stati generali scuola"

Maria Grazia Riva, università Bicocca: “Servono stati generali scuola”

Direttrice dipartimento formazione: "Politica investa su formazione e povertà educative"
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MILANO – Sapere tecnico e sapere umanistico a vantaggio delle comunità. Innovazione tecnologica e relazione educativa nella scuola. Questioni dagli innumerevoli risvolti su cui ha ragionato, interpellata dall’agenzia di stampa Dire, Maria Grazia Riva dell’università di Milano Bicocca. Ordinaria di pedagogia generale, direttrice del dipartimento di scienze della formazione ‘Riccardo Massa’ e presidente della ‘Conferenza universitaria nazionale scienze della formazione’ (CUNSF), per Riva è fondamentale mettere in guardia dal rischio di derive tecnicistiche nella formazione e nell’educazione, partendo da ciò che la scuola è nella sua sostanza. In questo momento di cambiamento che sempre di più assume tratti di irreversibilità, le abbiamo chiesto come la trasformazione in atto potrà essere integrata in modo costruttivo e ordinato nella scuola che riapriremo, quando si tornerà nelle aule.

“È una domanda che richiede una profezia, ossia una visione saggia di lungo periodo e, dal mio punto di vista, identifica un problema che andrebbe posto ai decisori politici e ai piani alti- ha detto a diregiovani.it- La sfida è proprio questa. Se non c’è un governo di questi cambiamenti in atto, la mia paura è di arrivare a mondi orweliani in cui prevale la dimensione tecnicistica, che già la fa da padrone, distinguendo il sapere tecnico dal sapere umanistico, dal sapere della relazione. Sarebbe opportuno che ci fosse un board, una riflessione ampia, degli stati generali, che si pongano l’obiettivo di rispondere a questa domanda”.

Istituzioni e università devono quindi mettersi al servizio delle scuole e degli insegnanti in difficoltà, secondo la direttrice del dipartimento che ha lanciato il programma ‘Bicocca con le scuole’. Una piattaforma per scuole dell’infanzia e primarie, cui stanno lavorando diversi docenti del corso di laurea in scienze della formazione primaria, al fine di ribadire che questa fase di transizione può rappresentare

“l’occasione di ripensare la formazione dei docenti su tanti piani. Prima di tutto puntando a fare sentire a gran voce che c’è la necessità di formazione degli insegnanti. Avevamo una serie di modelli che si sono avvicendati, fino al FIT della legge 107 (percorso triennale di formazione dei docenti, ndr), e poi un anno e mezzo fa circa è stato abolito. Ora, anche come CUNSF abbiamo presentato un nostro progetto di formazione. Ci siamo trovati con alcune associazioni professionali di insegnanti come il CIDI, l’MCE, ANFIS e AFAM per sottolineare che non è sufficiente conoscere le discipline, bisogna invece sapere impostare il discorso didattico e della relazione educativa intorno ai saperi disciplinari. Non è sufficiente nemmeno la giustapposizione di docente, allievo e gruppo classe perché si generino apprendimento, ambiente educativo e relazione educativa significativa. L’apprendimento profondo avviene soltanto per mezzo della costruzione di relazioni significative”.

“Non è che se ora ci accorgiamo che la tecnica ci aiuta a portare avanti gli obiettivi democratici della nostra società- ha ribadito Riva– poi allora deve esistere solo quella. Per questo occorre governare tenendo insieme in modo correlato tutti questi aspetti, ad esempio interrogandosi sul senso del sapere e sul senso della tecnica, perché finora la tendenza nella nostra società è andata sempre di più verso la separazione dei saperi, come se i saperi umanistici valessero meno. In quello che sta avvenendo, secondo me, stiamo vedendo la riscossa del senso dei saperi umanistici e sociali. La morte e la malattia ci richiamano prepotentemente alla dimensione del senso perciò deve dialogare con la tecnica per essere integrato. Fuor di retorica- ha concluso- questa situazione sta facendo venire fuori l’importanza di rinvestire sulla società come comunità educante. Un rinvestimento che deve essere di visione e di prospettiva, per le comunità, in un lavoro con le comunità sulle povertà educative, sul rapporto tra istituzioni e scuole, per un’azione di approssimazione e avvicinamento a ragazzi e famiglie svantaggiate. Altrimenti è tutto abbastanza inutile”.

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