Il 30 marzo nasceva Van Gogh. 5 curiosità sul pittore olandese

Il 30 marzo nasceva Van Gogh. 5 curiosità sul pittore olandese

Dall'ossessione per il giallo alla cavalletta in un suo dipinto
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ROMA – Il 30 marzo 1853, a Zundert nei Paesi Bassi, nasceva uno dei pittori più amati di sempre, Vincent Van Gogh. Le sue opere, che hanno posto le basi all’Espressionismo, hanno affascinato e continuano a colpire generazioni su generazioni.

Non sono solo i dipinti dell’artista, però, ad aver fatto la storia. La vita di Van Gogh è stata piena di alti e bassi,  la sua un’esistenza tormentata, che il 29 luglio 1890 l’ha portato, secondo le ricostruzioni storiche, al suicidio. Il suo corpo è stato, infatti, trovato senza vita in una casa in Provenza, a Auvers-sur-Oise, dove si era trasferito da qualche tempo. Si sarebbe inferto un colpo di rivoltella allo stomaco.

La vita di Van Gogh, al centro di un film interamente dipinto su tela che racconta le opere e la vita dell’artista “Loving Vincent”, apre a una lunga serie di domande e  interrogativi senza risposta: dalla mutilazione dell’orecchio ai disturbi mentali e non solo. Di lui si è detto tutto, noi abbiamo raccolto alcune curiosità sul pittore. Eccole in 5 punti.

HA FATTO DELLA SUA PASSIONE UN LAVORO A QUASI 30 ANNI

La passione di Van Gogh per il disegno e la pittura si è manifestata presto. Sin da bambino, Vincent si dilettava a creare schizzi di vario genere. Le pressioni del padre, pastore protestante, lo portarono verso altre carriere: fece il mercante, il maestro, il predicatore. Nella pittura, però, individuò un metodo migliore per diffondere il messaggio evangelico e per mostrare solidarietà verso i lavoratori sfruttati, prostrati e bisognosi e la gente meno fortunata. La sua “vita artistica” comincia, così, tra i 27 e i 30 anni. Solo 7 anni prima di morire. 

L’OSSESSIONE PER IL GIALLO

Vincent ha sempre cercato la felicità. Il pittore è sempre vissuto con il ricordo di un fratello morto alla nascita con il quale condivideva il nome. Crebbe vedendo quel nome, il suo, su una tomba e cercando sempre di colmare quell’oscurità che la cosa gli creava. Il giallo cromo è stato per lui un mezzo per uscire dall’ombra, un simbolo di gioia. Divenne quasi un’ossessione, tanto che – si dice – Van Gogh ingerisse il colore dal tubetto nel tentativo di assorbirne quanto più possibile gli effetti ed acquisire quella felicità che tanto portava ai suoi occhi. Ovviamente, ai tempi, i colori erano fatti con materiali minerali, zafferano e albume d’uovo. In più, il giallo era il meno costoso tra i colori, un dettaglio non indifferente per Vincent. 

UNA PERSONALITÀ TORMENTATA

A far da contrappeso all’enorme talento di Van Gogh pare che ci fosse la personalità del pittore. È stato descritto come “sporco, sgradevole, mal vestito e malato”. Vincent, a quanto pare, soffrì di attacchi di panico e allucinazioni alle quali reagiva con atti di violenza e tentativi di suicidio, seguiti da uno stato di torpore. Il tutto era aggravato dall’alcool. Van Gogh era, infatti, un amante dell’assenzio.

UNA VERA CAVALLETTA IN UN SUO DIPINTO

cavalletta nel quadro di van gogh

Prigioniera per 128 anni. Nel 2017, i curatori del museo d’arte Nelson-Atkins di Kansas City hanno trovato una cavalletta nel quadro di Van Gogh, Olive Trees. Nello specifico nella parte inferiore dell’opera.

Dipinto nel 1889, il quadro ha sempre nascosto l’insolito ospite. Nessuno si era mai accorto della sua presenza. Durante un regolare controllo al microscopio che fa parte di una ricerca sui quadri francesi, Mary Schafer l’ha notato per la prima volta.

Secondo la ricercatrice e gli studiosi del museo, la cavalletta sarebbe finita per caso nel dipinto che Van Gogh creò a Saint-Rémy-de-Provence. Il pittore amava dipingere all’aria aperta. Si trovava a lavorare sotto qualsiasi intemperia: pioggia, vento e anche insetti volanti come dimostra l’Olive Trees. Non è così strano, quindi, quanto accaduto.

DIPINGERE IN NOTTURNA

Van Gogh amava dipingere di notte. Molte delle sue opere più famose sono state, infatti, create al calar del sole. Come faceva a lavorare senza luce elettrica? Ce lo dice lo stesso Van Gogh tramite una lettera al fratello Theo. Il pittore era solito portare un cappello con delle candele sopra. La gente che lo osservava lo credeva pazzo ma c’è sempre stato molto di più!

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