Roberto Saviano professore nelle 'Lezioni da quarantena'

Roberto Saviano professore nelle ‘Lezioni da quarantena’

Lo scrittore ai ragazzi: "La nostra casa non è un carcere"
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ROMA – C’è una similitudine tra la condizione che viveva Primo Levi nel lager di Auschwitz e quella che stiamo vivendo tutti noi, in quarantena nelle nostre case? O con quella che da anni, ormai, vive Roberto Saviano, sotto scorta dal 2006 per aver denunciato la criminalità organizzata nel suo romanzo ‘Gomorra’? No, non c’è uguaglianza, ma in tutti questi casi, si tratta di limitazioni della propria libertà, che ognuno deve cercare di vivere con dignità, proprio come fece Primo Levi, perché si può essere uomini anche in un lager, e in misura minore, si può essere liberi anche se costretti nelle proprie case.

Roberto Saviano continua il ciclo di incontri virtuali inaugurato il 17 marzo con le ‘Lezioni da quarantena’. Un giorno sì e uno no, sul suo profilo Instagram, accoglie le domande di studenti e docenti per una lezione tematica dedicata ogni volta ad una scuola italiana. Questo pomeriggio ad essere protagonisti sono stati i ragazzi e le ragazze del liceo linguistico ‘Vittoria’ di Torino, che hanno deciso di parlare di Primo Levi.

“Il mondo del lager era diverso perché volto a separare solo alcune persone dalla vita: noi siamo isolati per proteggerci e permettere all’intera comunità di salvarsi, loro erano isolati per non salvarsi. L’unico punto di contatto con la situazione dei deportati è la nostalgia di quello che ci manca”, commenta Saviano rispondendo alle domande dei ragazzi.

Leopoldo, studente del liceo, dice di sentirsi come lo scrittore, chiuso in ‘gabbia’ a causa delle minacce di morte subite dalla criminalità organizzata. Ma anche in questo caso c’è una differenza- sottolinea Saviano

“la mia scorta è un atto che lo Stato fa per proteggermi, perché qualcuno sta minacciando la mia vita e quella del principio democratico della libertà di espressione. Nel caso del coronavirus, invece, è una scelta che facciamo per proteggerci. Per l’uomo la reclusione è una condanna, ma se è volontaria, o come in questo caso fatta per proteggerci, allora capiamo che le mura che ci circondano sono la nostra salvezza”.

Chi meglio di lui, quindi, può suggerire ai ragazzi come affrontare questi giorni in casa senza vedere nessuno?

“Non allungate le giornate, ma allargatele- risponde Saviano agli studenti- potete vivere tutto con grande intensità e rimanere uomini, esattamente come fece Levi”.

E per rimanere umani, secondo lo scrittore, basta darsi degli orari, fare caso ai piccoli gesti di questa quotidianità, trovarsi degli spazi propri, perché

“la casa non è un carcere, questo patto fatto tra noi e lo Stato è per il nostro bene– aggiunge Saviano- Quando facciamo qualsiasi cosa con intensità, in questi giorni, ci stiamo già salvando. Dignità, infatti vuole dire rispondere a sé stessi. E quando vi sentirete bene con voi stessi, avrete acquisito la dignità dell’essere umano”.

Saviano, che si trova a New York, ha descritto la situazione nella città americana, in piena crisi sanitaria, e ha aperto poi un dibattito con gli insegnanti e i ragazzi della classe, intervenuti nella diretta per parlare di didattica a distanza ma anche dei loro sogni futuri. Democrazia, immigrazione e tanti altri i temi affrontanti dal giornalista e scrittore, che anche nei prossimi giorni continuerà a parlarne in rete con gli studenti di tutta Italia.

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