Coronavirus, l'esperto: "Scuola pronta a umanesimo digitale"

Coronavirus, l’esperto: “Scuola pronta a umanesimo digitale”

Piersoft ospite della diretta Facebook del ministero dell'Istruzione e Diregiovani
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Open data e coronavirus oggi al centro di ‘La scuola non si ferma’, l’appuntamento bisettimanale in diretta sulla pagina Facebook del ministero dell’Istruzione realizzato in collaborazione con diregiovani.it. Ospite della puntata è stato Francesco Paolicelli, in arte Piersoft che, in qualità di consulente open data per la pubblica amministrazione e formatore di coding e making per le scuole, ha tenuto una vera e propria lezione per docenti e studenti sull’uso, a scopi didattici, dei dati cosiddetti aperti. Attualmente impegnato nei programmi di formazione dei docenti, l’esperto ha innanzitutto risposto a una curiosità sul suo nome d’arte; curiosità che è un tutt’uno con la professione:

“Mi chiamano Piersoft da quando, a 9 anni, fondai il primo computer club nella mia città natale, Matera, con un vecchio commodore 64 che mi regalò mio padre”. “I dati non sono tutti uguali- ha spiegato l’esperto intervenuto per dare nuovi spunti didattici alle istituzioni scolastiche che hanno predisposto la didattica a distanza- Gli open data sono dati utilizzabili per qualsiasi scopo da chiunque e possono essere interpretati perché hanno la caratteristica di essere interoperabili. Significa che nelle nostre aule di scuola possiamo fare centinaia di analisi con gli open data”. Basta avere accesso a “banche dati aperte come quelle della protezione civile, che sono dei giganti per la velocità con cui ora dopo ora aggiornano i dati”, ha voluto sottolineare Piersoft che poi, proprio con quei dati, ha simulato la creazione di una infografica sui ricoveri in terapia intensiva giungendo, peraltro, a definire una parabola discendente.

“Questi, così come i decessi, sono dati oggettivi, a differenza del numero di tamponi che non lo sono perchéil conteggio varia da regione a regione”, ha aggiunto, toccando concetti importanti per la statistica come tassi e serie storiche, e mostrando app e strumenti gratuiti per realizzare queste analisi. Lavoro per cui è importante, ha anche precisato, “avere l’attitudine a cercare le fonti, se sono vere e se l’interpretazione è veritiera. Gli open data servono a trovare eventuali errori e dunque analizzare, sviscerare, comparare ci permette di capire la realtà e sviluppare il pensiero critico”.

Ma non solo. “la gestione politica di questi dati aiuta il decisore a prendere decisioni fondate su dati e condivise con le comunità, che possono dare grande valore aggiunto. Il digitale permette di esercitare appieno i nostri diritti di cittadinanza”, ha insistito Piersoft che infine si è rivolto ai docenti: “io vedo la grandissima energia senza età presente dentro la scuola che sta vivendo questa esperienza per rimettersi in discussione. Sono certo che questo sia un cambiamento irreversibile. Il virus ci ha imposto di andare oltre i nostri limiti, per un nuovo umanesimo digitale e molti insegnanti hanno capito come finalizzare gli strumenti digitali per essere davvero comunità educante. E poi lasciatevi dire una cosa: il lavoro del docente è molto più complicato dell’uso di una piattaforma perché insegnare è una vera e propria missione”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it