Emergenza Coronavirus: quando la solitudine è una compagna alleata

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Nelle emergenze lo stile di vita di ognuno di noi viene alterato. Gli antichi greci dicevano che durante un’emergenza si passa da quello che chiamavano Chronos ovvero un tempo cronologico e sequenziale fatto di abitudini e ritmi cadenzati dagli impegni al Caos che è il tempo nel mezzo, cioè un tempo in cui avviene qualcosa di speciale.

Il Caos, creato dall’emergenza, può essere visto come un tempo, un’occasione per la società, per la famiglia e per l’individuo per riorganizzarsi. A questo punto subentrano le diverse personalità di ognuno e le specifiche fragilità che il Caos inevitabilmente amplifica. Ci sono persone che hanno bisogno di un periodo iniziale di ritiro dal mondo sociale. Il periodo serve per ritrovare un Chronos ovvero una quotidianità, una sequenza di azioni che faccia sentire di nuovo parte di un tutto.

Ci sono persone che hanno bisogno di rimanere in comunicazione costante col mondo esterno attraverso la tv, le chat, internet, ecc, come se non fosse possibile disconnettersi per paura di perdersi nel Caos. Ci sono persone che si muovono nella loro vita cercando di ripercorrere la sequenza del Chronos, quella che non sarebbe più possibile ma a cui loro si aggrappano con tutta la forza che hanno. Vorrebbero mantenere inalterato il loro legame col Chronos con motivazioni spesso poco realistiche e funzionali. Alla base di tutto questo, ci sono vari aspetti tra cui anche il diverso modo di vivere e affrontare la solitudine.

Un periodo di quarantena mette necessariamente in contatto con se stessi e le difficoltà che nel Chronos venivano oscurate dagli impegni, messe da parte o negate, ora sono lì e si evidenziano nel Caos particolarmente nitide. La solitudine infatti può essere un’opportunità per stare in contatto con noi stessi. Ci sono parti di noi che emergono nelle relazioni e nei contatti umani, altre che emergono solo nella solitudine. Sono le parti più creative e profonde, quelle che se conosciute a fondo possono aiutare a stare meglio. Ma c’è il rovescio della medaglia: alcuni, vivono l’esperienza della solitudine come uno stato di abbandono e vuoto che non riescono a tollerare.

Quindi come fare ad affrontare tutto questo ora che non si può certo stare in compagnia?

1) La risorsa più importante che abbiamo a disposizione è la resilienza. La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

2) Alcuni preferiscono utilizzare le capacità cognitive, ovvero le conoscenze acquisite negli anni di studio, lavoro e nelle relazioni. Queste capacità simbolico-razionali possono aiutare l’individuo a metabolizzare i sentimenti negativi legati alla solitudine attraverso per esempio un’organizzazione strutturata della giornata che appaghi il bisogno di sentirsi utile e comunque parte di una comunità.

3) Altri individui preferiscono utilizzare le loro capacità affettive: sono quelli che hanno bisogno di nutrire il bisogno di veicolare l’affetto anche con chi è lontano. Gli strumenti che si possono utilizzare sono davvero tanti on line già ampiamente illustrati su questo sito, ma si possono utilizzare innumerevoli altre modalità più tradizionali: scrivere una lettera o un diario per esempio ma anche prendersi cura di qualcuno.

4) Ci sono individui che hanno bisogno di soddisfare la propria pulsionalità. Per esempio i bambini. Hanno bisogno di muoversi, di confrontarsi fisicamente. Pensiamo ai bambini figli unici che in questo periodo si sentono particolarmente soli. I genitori possono organizzare insieme ai figli delle sessioni di ginnastica, gioco o attività di pittura a livello di famiglia dove a turno ognuno può diventare insegnante e proporre la sua attività preferita che deve essere programmata con un tempo e una sequenza di attività strutturate. La programmazione dell’attività e la soddisfazione nel realizzarla metterà da parte il senso di solitudine.

5) La solitudine può essere un’opportunità per stare in contatto con se stessi, con la propria creatività per esempio. Ci sono cose che si possono fare solo quando si è liberi dai doveri, adesso è arrivato il momento di considerare la solitudine una preziosa alleata.

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