VIDEO | Giovani, l'importanza di prendersi cura degli altri

VIDEO | Giovani, l’importanza di prendersi cura degli altri

Il videoclip realizzato dai ragazzi della comunità 'Il Casalotto' di Velletri
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ROMA – Approfittare del momento di sospensione che stiamo attraversando per concentrarsi sulle attività di cura di sé e degli altri, riscoprendo il valore inestimabile delle relazioni sociali e del lavoro di gruppo. È un messaggio forte e valido per tutti, quello lanciato dai giovani ospiti della casa famiglia ‘Il Casalotto’ di Velletri (RM), che hanno realizzato un simpatico videoclip per partecipare all’iniziativa ‘Io resto in comunità’, promossa dal Coordinamento nazionale per le Comunità per i minorenni e l’agenzia di stampa Dire e diregiovani.it con l’obiettivo di dare voce ai ragazzi e alle ragazze che vivono la quarantena in questo contesto.

I ragazzi e le ragazze della comunità, fra i 10 e i 18 anni, hanno registrato una base rap e montato delle fotografie per raccontare, con spontaneità ed autoironia, le attività di gruppo che stanno portando avanti in questi giorni di confinamento domiciliare: dallo yoga all’aperto alla cucina, dalla danza alla cura dell’orto.

“La realizzazione del video si inserisce in un lavoro più ampio che i ragazzi hanno svolto tutto l’anno sul tema delle relazioni di cura- racconta a Diregiovani Francesca Sanalitro, responsabile della struttura- per riflettere sull’importanza del prendersi cura dell’altro, in un’ottica di miglioramento delle capacità empatiche, della relazione d’aiuto che si può anche sviluppare attraverso le attività pratiche, prendendosi cura degli ambienti in modo collettivo”.

Fra queste attività spicca la cura dell’orto, allestito in uno spazio esterno di una scuola Montessori che il comune di Velletri ha dato temporaneamente in gestione alla comunità essendo chiusi gli ambienti scolastici. In questo modo i ragazzi si sono anche presi cura dello spazio che poi tornerà ad essere frequentato dai bambini quando riaprirà la scuola.

“Questo momento problematico è stato per noi anche uno stimolo alla rielaborazione- continua Sanalitro- perché la metafora della quarantena è proprio l’esperienza che sentono di vivere i bambini e i ragazzi che entrano in comunità: una sospensione improvvisa e inaspettata della loro routine che, per quanto sballata, rappresentava la loro vita quotidiana. Questo è come se avesse creato un comun denominatore anche con gli adulti che si occupano di loro”.

Anche nel contesto particolare delle comunità per minori, quindi, la sospensione temporale indotta dalla crisi sanitaria ha permesso di riscoprire un terreno comune, di rinsaldare i legami sociali.

“La quarantena ha messo in contatto emotivo esperienze di vita diverse- conclude la responsabile della struttura- ed ha permesso anche di sviluppare un lavoro più mirato all’interno delle comunità. Se all’inizio temevamo di assistere a un’esplosione delle relazioni fra i ragazzi, che hanno dei trascorsi di vita e delle dinamiche relazionali complesse, ora invece ci rendiamo conto che, paradossalmente, ne hanno tratto un beneficio, grazie ovviamente alla mediazione degli operatori adulti”. 

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