Scuola, convitti lasciati soli: "Non sappiamo come riaprire"

Scuola, convitti lasciati soli: “Non sappiamo come riaprire”

La dirigente dell'Alberghiero di Roccaraso: "Siamo come le Rsa, difficile garantire sicurezza"
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ROMA – Oltre i semplici istituti scolastici c’è un’altra realtà che ogni anno accoglie nelle sue strutture ragazzi provenienti da tutta Italia per offrire una formazione a 360 gradi. Sono i convitti nazionali, che in emergenza coronavirus hanno dovuto rispedire a casa i propri alunni, e che adesso chiedono indicazioni in vista del nuovo anno scolastico. Se infatti la riapertura a settembre pone importanti interrogativi per tutte le scuole, nel loro caso i quesiti raddoppiano. Come riorganizzare la vita per quei ragazzi che vivono, mangiano e dormono nella stessa struttura?

“Siamo molto preoccupati, i convitti sono come le Rsa in cui tutti si ritrovano negli stessi ambienti comuni, e poi il personale è molto avanti con gli anni, come possiamo tutelare loro e i ragazzi?”, si chiede Cinzia D’Altorio, dirigente dell’istituto ‘De Panfilis’ di Roccaraso e del ‘Patini Liberatore’ di Castel di Sangro: più di 950 alunni di cui circa 140 residenti in convitto.

“Sui convitti non è stata detta neanche una parola- continua la dirigente– noi abbiamo un’infermiera in sede, ma non sappiamo come riorganizzare gli spazi e la mensa. Stiamo pensando a procedure che possano garantire a tutti la sicurezza sanitaria, ma il governo dovrà darci indicazioni più chiare”.

Se la mancanza della scuola si fa sentire tra tutti gli alunni, per i ragazzi del convitto, già autonomi e abituati a vivere lontani dalle loro case, è ancora più difficile. Ogni giorno la dirigente pubblica, sulla pagina Facebook della scuola, messaggi, pensieri e immagini della quarantena vissuta dai ragazzi.

“Che ne sarà dei nostri amori?- si chiedono studenti e studentesse che prima convivevano nelle strutture del convitto- noi piccoli adolescenti ci crediamo, crediamo che anche questi nostri amori dureranno. Crediamo in uno sguardo. Ma molte volte dietro uno schermo crolliamo, perché tutta la nostra normalità è stata sconvolta”.

“Per me casa non è un oggetto, ma è un sentimento, ‘sentirsi a casa’- scrive un’altra ragazza- io mi sentivo così, per me il convitto era la mia casa. Mi manca tutto ciò, ma so che andrà tutto bene, tutto ritornerà alla normalità e torneremo anche noi più forti di prima”.

Ma per fortuna a tenerli uniti c’è la didattica e, per i ragazzi dell’alberghiero, il collante è la passione per la cucina. I laboratori proseguono anche a distanza, e gli studenti hanno occupato le cucine di casa per sfornare pizze e dolci.

“Non avrei mai pensato che potesse accadere qualcosa di simile, ma i ragazzi stanno facendo produzioni che non si riuscivano a fare nei laboratori di classe, adesso ognuno di loro ha una cucina a disposizione- continua la dirigente– era la nostra preoccupazione principale, è diventata la nostra scoperta più bella”.

Cinzia D’Altorio è anche presidente dell’associazione nazionale presidi della provincia de L’Aquila, una realtà territoriale già colpita gravemente dal terremoto del 2009.

“Siamo abituati a lavorare in emergenza, in questi anni abbiamo affinato le strategie per andare avanti senza mai fermarci”.

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