VIDEO | Genova, la Dad inclusiva per non lasciare solo nessuno

Il lavoro 'Polo RES' raccontato a Diregiovani

GENOVA – La scuola ‘Polo RES (risorse educative speciali)’ è una realtà scolastica tutta genovese che origina da uno sviluppo delle cosiddette ‘scuole speciali’, istituti che fino agli anni ’80 del secolo scorso erano dedicate in via esclusiva all’educazione degli alunni con disabilità gravi. Nel 1982, per favorire l’integrazione e la socializzazione ordinaria dei bambini che oggi sono definiti disabili ad alta complessità assieme agli alunni della cosiddetta scuola normale, nasce a Teglia la prima ‘scuola Polo’ su iniziativa congiunta tra la direzione didattica che ospitava la scuola speciale, il comune, la regione, l’ASL e l’allora provveditorato all’Istruzione.

Di questa scuola – che resta ancora “una eccellenza tutta genovese” come rivendica il referente del ‘Polo’ di Teglia Paolo Quatrida intervistato da diregiovani.it – attualmente nella ‘Città della Lanterna’ ne sono operative 8, tutte riunite nella rete ‘Non uno di meno’. Una è tuttora a Teglia presso l’istituto comprensivo omonimo diretto da Elena Tramelli, la quale, in otto anni di dirigenza, anche grazie al sostegno del ministero dell’Istruzione, ha dato forte impulso alle attività del ‘Polo’; importante ad esempio è stata l’inaugurazione di un’aula multisensoriale, “di valore inestimabile per aiutare i nostri ragazzi a sviluppare i loro sensi”, sottolineano le insegnanti Ludovica Bavastro e Alessandra Menini, rispettivamente referenti per il ‘Gruppo Lavoro Inclusione’ e per la scuola secondaria.

I ragazzi del ‘Polo’ soffrono “a vari livelli di gravità, di autismo, disabilita’ motorie e sensoriali, deficit cognitivi- spiega Claudia Salvatore, docente di Teglia con funzione strumentale BES (bisogni educativi speciali)- Per la burocrazia questi ragazzi sono disabili legge 104 comma 3, ossia disabili in forma multipla e gravissima; per noi sono persone con le quali lo scambio è alla dispari: siamo noi che impariamo da loro il più delle volte”.

Quando il governo ha imposto la chiusura delle scuole per l’emergenza sanitaria, il ‘Polo’ di Teglia lavorava con 11 ragazzi, dai 6 ai 18 anni divisi nei due ordini di scuola primaria e secondaria di primo grado, seguiti da 14 docenti, 5 operatori socio-assistenziali e una infermiera pediatrica “perché abbiamo ragazzi che seguono terapie giornaliere”, spiegano i quattro referenti. Laboratori, attività manuali, lettini sensoriali, pranzi e merende condivise con gli altri alunni della scuola, relazione e contatto, “tutto questo all’improvviso si è fermato e non è stato più possibile entrare a scuola- raccontano i docenti che hanno dovuto affrontare la sfida della Dad- la nostra priorità, allora, è stata prendere contatti con le famiglie, far accettare che entrassimo nelle loro vite e costruire insieme una nuova quotidianità per i ragazzi. Una quotidianità fondata sul dialogo e la fiducia, fatta di tempi, spazi e attività che i genitori perlopiù non conoscevano perché, giustamente, non sono professionisti”.

“Entrare nelle loro case non è stato facile, lo abbiamo fatto con discrezione per supportarli e consigliarli. Bisogna tenere presente che normalmente questi bambini passano molto tempo fuori casa tra scuola e centri di riabilitazione. Perciò assieme ai nostri colleghi tutti ci stiamo facendo in quattro. Piano piano i genitori, e spesso i papà, sono diventati le nostre braccia, sono loro banalmente a fare ai figli video o fotografie che permettono a noi di valutare i progressi dei ragazzi. Senza di loro non potremmo lavorare. Per questo abbiamo deciso che a fine anno, per la consueta verifica conclusiva del PEI (il percorso educativo individualizzato di ogni alunno), coinvolgeremo le famiglie ancora di più di quanto si faccia normalmente. Insomma, il lato positivo di questo difficile periodo di isolamento è proprio che nella distanza abbiamo scoperto la vicinanza con le famiglie. Dal lei si passa al tu, ci scambiamo persino le ricette. Stiamo crescendo insieme”.

La relazione dunque, prima ancora delle attività, è fondamentale. Sentire la voce dell’insegnante o dei compagni delle classi ‘normali’ fa la differenza anche per questi ragazzi: “Perciò realizziamo molti video in cui noi riproduciamo azioni ed esercizi, perlopiù attività di vita, e poi organizziamo videochiamate. Non troppe, per non appesantire le famiglie che magari hanno poche risorse e più figli da seguire. Comunque, a volte è sufficiente un saluto, un buongiorno, e loro sorridono, ci dicono i genitori”.

Per i ragazzi del ‘Polo’ l’apprendimento passa moltissimo attraverso l’imitazione, perciò perdere il contatto coi pari può farli regredire: “Infatti abbiamo iniziato a coinvolgere i compagni delle classi di riferimento. Insieme abbiamo fatto video di compleanno, in diverse ricorrenze, ne faremo altri per la festa della mamma, e la disponibilità di tutti, compresi i colleghi e i bambini delle classi, è tale che ci si offre di lavorare sino a notte fonda”, racconta la docente Claudia Salvatore.

A dimostrazione di quanto importante sia per questi ragazzi socializzare coi pari c’è la storia di uno di loro: “è uno dei nostri alunni più piccoli- spiegano Ludovica Bavastra e Paolo Quatrida- quando e’ arrivato era molto selettivo con il cibo, dopo qualche tempo di frequentazione dei compagni nei momenti di merenda e pranzo aveva iniziato a incuriosirsi ad altre pietanze; ora, pur stando a casa, sta piano piano prendendo gusto ad assaggiare e variare. Abbiamo piantato un seme che sta germogliando. Ecco, questa è l’inclusione per noi alla Teglia”. 

2020-05-05T09:19:02+02:00