Scuola, la lettera di Cecilia: "Quarantena? mi sento fortunata"

Scuola, la lettera di Cecilia: “Quarantena? mi sento fortunata”

Studentessa dell'IC Biella 3 racconta la sua quotidianità
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ROMA – “Noi siamo incompresi, pensiamo, solo i miei amici mi capiscono. Il che secondo me è pure vero, perché nella testa degli amici frulla lo stesso frullato che è nella nostra testa. Invece restare a casa non è poi così male”. Inizia così la lettera di Cecilia, ultimo anno di scuola media all’istituto comprensivo ‘Biella 3’ e una gran voglia di mettere nero su bianco “cosa mi porto dietro e cosa no da questa situazione che mai avrei pensato di vivere e che peò cerco di vivere al meglio”.

Il testo è stato pubblicato in ‘Cigni neri, riflessioni dal futuro’, la rubrica di ‘Dad creativa’ lanciata dall’istituto biellese e ospitata su ‘La scuola fa notizia‘, il giornale degli studenti che collaborano con diregiovani.it.

Certo, ammette Cecilia, che “vorrei tanto svegliarmi la mattina presto, vestirmi, andare a scuola, incontrare i miei amici davanti al cancello e sedermi al mio banco aspettando la professoressa” ma questo non è possibile e la verità, riconosce la giovane scrittrice con irriverente sincerità, è che “restare chiusa in casa solamente con la mia famiglia non è affatto una specie di tortura come pensavo”.

Prima della quarantena, scrive ancora la studentessa raccontando la sua tranquilla quotidianità, “ci ritrovavamo a casa solo all’ora di cena. Eravamo tutti stanchi ed era facile arrabbiarsi e discutere. Adesso, invece, siamo a casa tutti insieme: i miei genitori possono lavorare da casa e mio fratello ed io facciamo le video lezioni e i compiti. Passiamo molto più tempo insieme ed è piacevole, perché siamo tutti più tranquilli. Abbiamo più tempo per parlare, ogni tanto facciamo ginnastica insieme. Mio papà mi ha insegnato a fare la pasta con il sugo di pomodoro e all’arrabbiata, mia mamma i biscotti che faceva con la sua nonna. Ho avuto l’idea di creare un cartellone che ho appeso in cucina: da un lato si devono scrivere le cose stupide e dall’altro le cose gentili che ognuno di noi fa durante la giornata. Secondo me serve per capire che quando sei gentile con una persona, lei ha l’istinto di esserlo con te e così si crea una bella atmosfera. La cosa che mi piace molto è che ogni sera, a turno, scegliamo un film da guardare insieme così nessuno può protestare”.

Cecilia porterà con sé tutto questo, ma anche l’affetto degli amici “che mi mancano da morire e ora so che non posso resistere lontano da loro” e quello dei nonni “che mi mancano tantissimo”; dunque presto detto ciò che non porterebbe con sé: “la mancanza dei miei cari. Però quando ho troppa malinconia, penso alle persone che in questo momento vivono sole o sono malate o non hanno amici. Provo a mettermi nei loro panni e penso che io sono fortunata”.

Per dirla con le parole di Mattia, un compagno che come Cecilia ha pubblicato il suo testo nella medesima rubrica, “ho capito che la cura al virus è la solidarietà della gente”.

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