VIDEO | Scuola, non solo didattica: l'attività dei rappresentati d'istituto

VIDEO | Scuola, non solo didattica: l’attività dei rappresentati d’istituto

Daniele, studente di Roma: "Ora c'è più interesse, sta a noi coltivarlo"
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ROMA – “Per me e per gli altri studenti che vivono la scuola come una palestra di formazione politica e crescita critica, questo è un momento difficile: non possiamo ridurre la scuola alla mera didattica. C’è una forma di collettivismo e di comunità che stiamo perdendo”.

Daniele, rappresentate di istituto del ‘Pacinotti-Archimede’ di Roma, è uno degli 8 milioni di studenti italiani rimasti a casa in seguito all’emergenza sanitaria coronavirus. Per lui, però, la sofferenza di non poter più frequentare le aule scolastiche si aggiunge alla rinuncia di ogni altra attività legata al mondo studentesco, come i momenti di confronto e dialogo con gli altri alunni. Daniele, infatti, è anche membro del consiglio di presidenza della consulta di Roma.

“Il nostro lavoro è cambiato, ma va avanti lo stesso- racconta a diregiovani.it- sul mio territorio, con gli altri rappresentanti, abbiamo fatto nascere un coordinamento degli studenti del III Municipio. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo fatto assemblee virtuali e, a livello di istituto, abbiamo chiesto un confronto con la dirigenza e i professori per concertare insieme delle linee guida sulla didattica a distanza”.

Per i ragazzi e le ragazze che portano avanti la rappresentanza studentesca, quindi, le attività non si sono fermate. Dibattiti su Zoom, cicli di incontri culturali e assemblee per raccogliere le voci degli studenti. Un fermento nuovo che si accompagna però ai vecchi problemi, resi adesso più nitidi proprio dall’introduzione della didattica a distanza.

“Come consulta abbiamo cercato di interpretare i nostri diritti riprendendo le normative- aggiunge lo studente– questa didattica a distanza ha mostrato le contraddizioni che viviamo nella scuola. È in questi momenti che vediamo a quanti non è ancora garantito il diritto allo studio”.

La crisi sanitaria, quindi, ha consolidato l’interesse politico di alcuni ragazzi e ragazze, e ne ha avvicinati di nuovi ai temi dell’attivismo e della collettività.

“Finalmente molti studenti hanno capito che non parliamo più di problematiche astratte. Questa crisi è stata una scintilla che ha permesso di accendere una riflessione collettiva condivisa sulla scuola. L’interesse c’è, sta a noi ragazzi già attivi cercare di intercettarlo e guidarlo”. 

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