VIDEO | Maturità: "Noi ragazzi abbiamo già superato l'esame"

VIDEO | Maturità: “Noi ragazzi abbiamo già superato l’esame”

Intervista a una studentessa del liceo Ruiz di Augusta
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ROMA – “Continuo a studiare come ho sempre fatto in questi cinque anni. Ma sto dando la priorità alle materie che mi interessano di più, anche per il mio futuro universitario. La didattica a distanza ha permesso a tutti i ragazzi del ‘Ruiz’ di non perdere l’abitudine allo studio, poiché è stata attivata già il giorno successivo alla chiusura delle scuole. Per noi, in qualche modo, è come essere in classe tutti i giorni e stiamo andando avanti con i programmi”. A raccontarlo in un’intervista a Diregiovani è Anna Franco, studentessa di quinto anno del liceo scientifico ‘A. Ruiz’ di Augusta, in provincia di Siracusa.

– Come ti trovi con la didattica a distanza? Quali sono le opportunità che offre? Quali, gli svantaggi?
“Personalmente non ho trovato grandi difficoltà, ma non si può negare le lacune di questa soluzione adottata. La Dad non permette, né agli studenti né agli insegnanti di poter vivere realmente la classe. Sicuramente è un’opportunità per evitare che gli alunni, specialmente per chi riscontra maggiori difficoltà, non resti indietro, ma non ha niente a che vedere con la vera scuola. Manca il contatto personale, la didattica a distanza va veloce e purtroppo non è accessibile a tutti, non è sempre facile seguire attraverso uno schermo. In questo tipo di didattica non vi è tempo per fermarsi, per ascoltare le riflessioni degli altri, è una continua corsa contro il tempo nella speranza di completare i programmi in tempo. Penso sia quello che faccia più male a noi maturandi: pensavamo all’ultimo anno come a quello della libertà assoluta e, invece, ci siamo visti chiudere la vita dentro uno schermo”.

– Il maxi-colloquio orale in presenza sarà la modalità con cui affronterai la maturità. Avresti preferito farlo online o preferisci ritornare, anche se solo per un giorno, tra i banchi di scuola?
“L’esame di maturità 2020, a parer mio, noi ragazzi lo abbiamo già affrontato e superato in questi mesi di reclusione forzata. L’esame dovrebbe essere la prima ‘grande prova’ che fa comprendere il sacrificio, la determinazione necessaria al raggiungimento di un obiettivo, l’importanza di concludere per bene un percorso lungo cinque anni. Ma nessuno si è reso conto che noi queste prove le abbiamo già affrontate, che ci è stato tolto tanto in questo anno, dalla cena dei cento giorni alla settimana dello studente, fino alla gita dell’ultimo anno tanto attesa. Per quanto ci venga detto che tutto questo un giorno lo potremo recuperare, che ci potremo rifare in seguito, noi, e forse solo noi, sappiamo quanti vuoti stiamo affrontando. Per questo dico che, di fatto, l’esame lo abbiamo già superato e ci appare quasi inopportuno fare un esame con gli stessi professori che ci hanno seguito per tutto il percorso scolastico, che ci conoscono già e che ci valuteranno già a giugno con delle pagelle. È evidente, e penso sia un pensiero comune, che tra tutte le opportunità proposte dal ministero dell’Istruzione, fare il maxi-orale nel luogo che ci ha visti crescere, è la cosa migliore per tutti. Proprio perché ci è già stato tolto tanto, tornare tra i banchi almeno per un giorno, per qualche ora, e dare l’ultimo saluto anche a quella parte di noi stessi che lasciamo tra quelle mura, è un po’ una piccola consolazione agli ultimi mesi vissuti”.

– Ti dispiace che quest’anno non ci saranno le prove scritte? “Sinceramente no. Gli scritti negli ultimi anni sono diventati delle prove molto difficili, fin troppo articolate e, spesso, hanno messo in difficoltà anche gli alunni che durante il corso dei cinque anni hanno dato il meglio di loro stessi. Forse il Covid-19 potrebbe essere l’occasione per l’Italia per volgere lo sguardo verso i sistemi scolastici degli altri paesi europei e, magari, guardare un po’ di più al futuro”.

– Come ti eri immaginata la fatidica ‘Notte prima degli esami’ e come pensi che sarà?
“La notte prima degli esami non si può che immaginare esattamente come la descrive la canzone di Venditti, un po’ come un ultimo saluto all’adolescenza da lasciare alle spalle la mattina seguente. Vedevo già me e i miei amici, i miei compagni di classe e tutti gli altri ragazzi delle quinte del nostro istituto, davanti il cancello della scuola con gli spumanti, le casse con il volume al massimo e la gioia di stare insieme, di ritrovarsi ancora una volta uniti nell’affrontare una prova della vita. Come sarà, invece, non posso saperlo, purtroppo non ci è più permesso programmare il futuro; ma mi auguro di poter passare almeno qualche ora con gli amici di sempre, di poter quantomeno ringraziare per l’ultima volta la mia compagna di banco per avermi salvata innumerevoli volte dai compiti in classe. Ecco, spero semplicemente di poter condividere qualche piccolo momento con le persone che ho visto al mio fianco in tutti questi anni”.

– Dopo la scuola, che indirizzo di studi intraprenderai?
“Ho scelto di seguire il profilo di Comunicazione, Media e Pubblicità all’università IULM di Milano. Mi piacerebbe proseguire nel mondo della comunicazione, del giornalismo in particolare; penso che, soprattutto in questo periodo, ci siamo tutti resi conto di quanto sia importante diffondere notizie, dare alle persone scorci di realtà anche quando si è distanti dalla vita vera”.

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