RECENSIONE| The Eddy: Chazelle ci conquista con la regia a suon di jazz

RECENSIONE| The Eddy: Chazelle ci conquista con la regia a suon di jazz

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ROMA – “Tutti quanti voglion fare il jazz” cantano gli ‘Aristogatti’ nel film d’animazione Disney del 1970. Ed è proprio quello che cercano di fare, a volte con passione e a volte con poco entusiasmo e tanta difficoltà, i personaggi di The Eddy: la mini-serie Netflix in otto episodi, creata da Jack Thorne e diretta da Damien Chazelle, regista di ‘La La Land’ e di ‘First Man’. Disponibile da oggi sulla piattaforma, la serie segue la storia di Elliot Udo, interpretato da André Holland. Di poche parole, egoista, artista formidabile, apparentemente anaffettivo e con tanti problemi da risolvere, Elliot è il proprietario di un jazz club parigino, che dà il nome alla serie. Ma un giorno si trova coinvolto in giri loschi e pericolosi a causa del suo amico e socio Farid, interpretato da Tahar Rahim. Mentre tutto va a rotoli, Elliot deve fare i conti con la relazione che ha con Maya, interpretata da Joanna Kulig, leader della band che suona ogni sera per i clienti del club, con una verità che non riesce a trovare, con un locale da difendere dalla criminalità e con Julie, interpretata da Amandla Stenberg, la figlia adolescente venuta dagli Stati Uniti, o meglio, spedita dalla mamma “per punizione” a causa dei suoi comportamenti ribelli. 

‘The Eddy’ non è una di quelle serie che si può descrivere a parole. È un po’ come la musica: per assaporarla c’è solo una cosa da fare, viverla. E non è nemmeno una di quelle serie che colpisce e rapisce lo spettatore per la storia che racconta. Il rapporto tra padre e figlia, le relazioni amorose, la solitudine, la tossicodipendenza, il concetto di famiglia, la criminalità, la periferia, le gioie e i dolori della carriera artistica fanno solo da sfondo ad una irresistibile e ipnotica colonna sonora. La protagonista qui è la musica jazz che irrompe non solo durante i concerti della band al ‘The Eddy’, ai matrimoni o per strada ma funge da collante tra relazioni (in particolare modo, quella tra Elliot e Julie) e accompagna scene di vita quotidiana dei personaggi e ne racconta lo stato d’animo. E lo fa risultando più emozionante e travolgente di un mucchio di parole.  Senza dimenticare la regia: elegante, intima, accurata e meravigliosamente poetica. 

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