David 65, Phaim Bhuiyan è il Miglior regista esordiente per Bangla

David 65, Phaim Bhuiyan è il Miglior regista esordiente per Bangla

50% bangla, 50 % Italia e 100% Torpigna. Questi sono i tratti distintivi di Phaim
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ROMA – Phaim Bhuiyan è il Miglior regista esordiente dell’anno per Bangla alla 65esima edizione dei Premi David di Donatello. Se ancora non lo avete visto, siete ancora in tempo per recuperare questo piccolo e potente film realizzato da un giovane e promettente talento del cinema italiano.

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LA STORIA

Phaim è un giovane musulmano di origini bengalesi nato in Italia 22 anni fa. Vive con la sua famiglia a Torpignattara, quartiere multietnico di Roma, lavora come steward in un museo e suona in un gruppo. E’ proprio in occasione di un concerto che incontra Asia, suo esatto opposto: istinto puro, nessuna regola. Tra i due l’attrazione scatta immediata e Phaim dovrà capire come conciliare il suo amore per la ragazza con la più inviolabile delle regole dell’Islam: la castità prima del matrimonio.

LA RECENSIONE

50% bangla, 50 % Italia e 100% Torpigna. Questi sono i tratti distintivi di Phaim, il protagonista di Bangla insieme ad Asia,  interpretata dalla giovane promessa del cinema Carlotta Antonelli. La pellicola è diretta dallo stesso Phaim Bhuiyan e prodotto da TIMVISION e Fandango.

Se milioni di anni fa Sparta e Troia guerreggiavano per il rapimento della bella Elena di Troia, oggi Phaim – bengalese di Torpignattara, volgarmente noto come “Torpigna” –  cerca di lottare con tutte le sue forze per la sua amata occidentale Asia. La ‘Sparta’ di Phaim è la tradizione familiare che non gli permette in alcun modo di fare l’amore con l’Occidente. Anzi, a dir la verità, Phaim non può proprio amoreggiare a causa della cintura di castità che la sua religione lo vuole puro fino al matrimonio, che dovrà essere con una ragazza della sua stessa etnia. In poche parole, se tutti fanno sesso Phaim non può. A fornire risposte utili e riflessioni al ragazzo c’è Matteo, interpretato da un carismatico Simone Liberati: una rivisitazione dell’Oracolo di Delfi ‘made in borgata’ di poche parole ma buone.

Bangla è uno di quei film che ti ipnotizzano per il loro essere, al tempo stesso, semplici, esilaranti ed irresistibili. Nato a seguito del servizio, di cui è stato il protagonista, andato in onda su Nemo – Nessuno escluso su una problematica personale, ovvero le ragazze, il film è una storia frizzante che sa di carbonara ma anche di curry. Insomma, un racconto – scritto e girato in modo semplice ma efficace – che porta al cinema l’incontro tra due culture e che si domanda e risponde al ‘dubbio amtletico’: “Cosa vuol dire per un giovane di vent’anni, italiano di seconda generazione e musulmano, vivere in un mondo spesso così lontano dai precetti dell’Islam, soprattutto per quanto riguarda la sfera relazionale e sessuale?”.

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