Affrontare la maturità ai tempi del Coronavirus

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ROMA – Il 18 maggio sembra essere una data spartiacque che farà meglio capire come si svolgerà questo esame di maturità. Se si riuscirà a tornare a scuola prima di quella data e garantire quindi le ultime quattro settimane di lezioni frontali, l’esame di Stato per il diploma superiore sarà assimilabile a quelli conosciuti. L’ipotesi più probabile, tuttavia, è quella che prevede che il 18 maggio non ci sia un effettivo rientro tra i banchi di scuola. 

Sugli esami di maturità sono stati scritte canzoni e film. Nottate insonni passate a immaginare quel giorno. Tutti sono sopravvissuti a quell’evento eppure non c’è rassicurazione che tiene, rimane un evento sempre carico di tensione.

Questo perché sancisce un vero e proprio rito di passaggio: ovvero permette di abbandonare uno stato di vita per entrare in un altro, celebrato con una cerimonia che corona il percorso di trasformazione. I riti servono a conferire unità di senso e di progetto alle tappe biologiche fondamentali, a scegliere un proprio ruolo identitario organizzando paure e desideri tipici del caos di ogni trasformazione. Il rito di passaggio presente in tutte le culture, antiche o moderne, è proprio quello dall’adolescenza all’età adulta. Per esempio a Sparta l’adolescente affrontava il rito della krypteia: dopo una lunga formazione, viveva da solo nella foresta e, agendo di notte, doveva procurarsi il cibo e uccidere il suo primo nemico. Nella società dei Masai il rito di passaggio all’età adulta dura quattro giorni e si tiene in un’area del villaggio appositamente allestita. I giovani si fanno rasare i capelli dalla propria madre, per simboleggiare l’abbandono della spensieratezza. Ci si raduna intorno al fuoco e un corno animale viene dato alle fiamme. I guerrieri devono raccoglierne un pezzo prima che si bruci completamente: si pensa che chi rimuove il corno dal falò attiri la sfortuna su di sé, ma se nessuno lo fa, la sfortuna cadrà sull’intera generazione. Meglio allora che qualcuno si “sacrifichi” per il bene del gruppo.

L’esame di maturità, oggi, è connotato ancora di più da un senso di precarietà significativo: ci sono poche informazioni e spesso contraddittorie. Questa improvvisazione sembra destabilizzare i ragazzi, facendo emergere tutte le insicurezze e fragilità. “Non sono capace di gestire l’orale, e se non riuscissi a ricordare tutto il programma, se non riuscissi a rendere nell’unica possibilità rimasta per questa valutazione, la didattica a distanza mi confonde ancora di più, verrò davvero premiata per il mio impegno o sarò penalizzata?”.

Questi i dubbi più frequenti che raccontano i ragazzi.

Il giudizio della maturità è un momento di crisi, necessaria e feconda. Il significato della parola crisi deriva dal greco e indicava l’azione di “giudicare” l’operato nei campi dai contadini, quando dovevano vagliare il grano e distinguerlo dalla pula o dal loglio, per conservare il primo ed eliminare i secondi. Il primo avrebbe dato farina e pane, il secondo un po’ di fuoco. La maturità non dovrebbe essere una prestazione ansiogena, ma un vero e proprio momento del raccolto, un percorso durato 5 anni, contraddistinto da alti e bassi, dalla curiosità e dalla scarsa motivazione, dal confrontarsi spesso con i limiti e le critiche, da momenti di sconforto, dall’isolamento della classe allo spirito di coesione che nasce. La maturità è il risultato di molto altro non è solo un giudizio numerico, è la paura arcaica di affrontare da soli le proprie decisioni, è la necessità di mettere una pietra stabile in una direzione futura, è l’esitazione di voler essere grandi ma di non sapere ancora quale sia la cosa più giusta da fare. Sempre che ci sia sempre la cosa giusta da fare.

La maturità è un groviglio di relazioni, di ricordi, di esclusione, di sguardi non ricambiati, di promesse fatte, di sogni intrecciati. La maturità è piena di aspettative, individuali, dei docenti dei genitori, di quel futuro che si aspetta un risultato. Per cui ai maturandi la quarantena ha sicuramente ridotto tutte quelle situazioni condivise che permettevano di esorcizzare le paure, come la festa dei 100 giorni, progettare il viaggio della maturità, le strategie per affrontare gli scritti e la distribuzione dei posti.

Ma non tutto è perso, è importante non smettere di condividere anche gli aspetti positivi di questo viaggio verso la vostra maturità, ma continuare a fare squadra. Nessun giudizio potrà completamente descrivere il proprio percorso e la propria persona ma da lì si potrà  partite per scrivere la propria storia con gli strumenti a disposizione. Buona maturità a tutti!

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