Università, Sant'Anna di Pisa: "Ricerca cruciale come settore manufatturiero"

Università, Sant’Anna di Pisa: “Ricerca cruciale come settore manufatturiero”

Intervista alla rettrice Sabina Nuti
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ROMA – Alla Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna di Pisa la fase due è iniziata puntuale il 4 maggio, grazie al grande lavoro di preparazione fatto nei mesi precedenti. Per gli studenti andrà avanti la didattica online, ma per i ricercatori che necessariamente devono lavorare nei laboratori in presenza è stato ideato un triage digitale.

“Per l’ingresso sicuro nei luoghi di lavoro all’interno delle nostre strutture di ricerca i temi sono due: da un lato la necessità di misurare la temperatura corporea e dall’altro la necessità di essere sicuri che ogni persona sia responsabile rispetto a uno specifico triage che andrebbe fatto tutte le mattine- ha dichiarato la rettrice Sabina Nuti- Il triage è un modo per ricordare alle persone quali sono le loro responsabilità”.

Il meccanismo messo in piedi prevede che chiunque entri in una delle 12 sedi dell’ateneo scannerizzi un Qr Code con il proprio smartphone, dove comparirà un questionario con alcune domande su eventuali sintomi, oltre alla febbre, riscontrati nei 14 giorni precedenti. Un termo scanner misura la temperatura corporea e, se inferiore a 37,5 gradi, si riceve un semaforo verde per entrare, altrimenti il semaforo diventa rosso e si è invitati a non entrare. A quel punto l’app segnala la persona al responsabile del laboratorio o al datore di lavoro che dovrà accertarsi che non entri nelle strutture della Scuola. Ogni sera, per una questione di privacy, tutti i dati vengono cancellati.

Un meccanismo che “permette di risparmiare quintali di carta- ha continuato Nuti– che nessuno avrebbe avuto neanche il tempo di verificare”.

E questo è un modello semplice e replicabile

“la complessità si è presentata nell’ideazione- ha spiegato la rettrice- Non dimentichiamoci che uno degli ingredienti più importanti è la responsabilità individuale che deve dire la verità”. La riapertura “non è solo un messaggio operativo, ma anche valoriale altrimenti è inutile dire che la Ricerca sia un asset fondamentale del nostro Paese se poi non la consideriamo importante quanto la produzione industriale. È chiaro che, come nel mondo manufatturiero, questo ha un costo perché la sanificazione degli ambienti e questo distanziamento rende il percorso più faticoso, ma non dobbiamo mollare altrimenti passiamo il messaggio ai nostri giovani ricercatori che il loro lavoro sia importante, ma residuale. E questo è il peggior messaggio che possiamo passare alle giovani generazioni”. 

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