La solidarietà, un valore che non conosce quarantena

La solidarietà, un valore che non conosce quarantena

E' un valore, con una valenza sia cognitiva che affettiva che motiva lo sviluppo delle relazioni interpersonali
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ROMA – Negli ultimi mesi difronte all’emergenza sanitaria abbiamo assistito ad un proliferare di gesti di gentilezza e sostegno sociale con risposte solidali. E’ stata principalmente la cittadinanza ad attivarsi di fronte alle istituzioni e al sistema sanitario in difficoltà. Che sia assistenza materiale, come la consegna di pacchi alimentari e medicinali a persone non autosufficienti e famiglie in difficoltà, o linee telefoniche di sostegno emotivo o di tipo informativo, raccolte fondi, o ancora suggerimenti su strategie di fronteggiamento e tutorial per attività creative per passare il tempo, l’offrire aiuto contribuisce a farci sentire interconnessi e ci aiuta a rendere più sopportabile la solitudine, ci tira su il morale, riscoprendo un senso di coesione e di umanità.

La solidarietà, tra gratificazione e impegno sociale

È un impegno sociale che si coniuga anche col soddisfacimento di bisogni personali di autorealizzazione, gratificazione, crescita e di appartenenza ad una comunità, in una concezione della società che vede alla giustizia, alla dignità e all’uguaglianza come bene comune. Ognuno può rendersi utile mettendo a disposizione la propria professionalità o capacità, così influencer famose sfruttano la propria immagine per promuovere campagne di successo di crowdfunding, alcuni artisti mettono a disposizione le loro creazioni e organizzano aste di beneficenza, i musicisti organizzano dj set dall’interno delle loro case e incentivano le persone a donare, etc.

La solidarietà dell’ “essere tutti nella stessa tempesta”

La motivazione all’origine di tanta solidarietà è il sentimento generale di “essere tutti nella stessa tempesta”, in una condizione problematica condivisa, e l’obiettivo comune è aiutarsi reciprocamente per far fronte a tale condizione mediante il sostegno materiale, emotivo, la rottura dell’isolamento e del senso d’impotenza. Non è rivolto ad un “altro” specifico individuale ma ad un “noi” che ci rende figli di una famiglia, membri di una nazione e che rimanda all’esistenza di una dimensione intracomunitaria della solidarietà e che consiste nell’attivare le risorse di chi in prima persona vive un disagio e restituire un senso di rispetto e co-responsabilità attiva nella cura l’uno dell’altro e di protagonismo uscendo dal torpore dell’inerzia. Inoltre favorisce le relazioni sociali e la creazione di nuove amicizie. Queste risposte altruistiche sono sostenute da sentimenti empatici che iniziano nell’infanzia e si modificano con l’età arricchendosi di significati cognitivi ed emotivi, si coltiva la capacità cognitiva di assumere la prospettiva dell’altro per capire i suoi bisogni e di riconoscerne le emozioni, per cui ad esempio trovarsi di fronte ad una persona in difficoltà suscita in noi uno stato di disagio empatico che ci spinge a reagire. La solidarietà è quindi un valore, con una valenza sia cognitiva che affettiva che socio-culturale, che dà senso e motiva lo sviluppo delle relazioni interpersonali e che porta ad assumere atteggiamenti partecipativi e condotte prosociali e che permette di accrescere la stima di sé perché ci si sente bene quando si pensa di aver fatto del bene e inoltre l’aiutarsi reciprocamente aumenta la capacità di protezione del singolo e della collettività perché “sono io che preservo l’altro”. La solidarietà, quindi, non va in quarantena e può essere contagiosa più di un qualsiasi virus e come disse Bob Marley “Vivi per te stesso e vivrai invano; vivi per gli altri, e ritornerai a vivere”.

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