La Dad e la coesione sociale nelle zone terremotate

La Dad e la coesione sociale nelle zone terremotate

Intervista a Francesca Zaza, psicologa dell'Istituto di Ortofonologia di Roma
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ROMA – In questo periodo di crisi la scuola si è rivelata ancora una volta un presidio sociale fondamentale per mantenere vivo il legame di comunità e di appartenenza a un territorio. Un ruolo che nelle aree terremotate ha già saputo svolgere in passato come spiega Francesca Zaza, psicologa dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) che da anni lavora nelle scuole del cratere sismico.

“Sono numerosi gli esempi di scuole che già in passato sono riuscite a costituire una rete di sostegno solida e coesa, capace di far percepire alle persone che ne facevano parte un profondo senso di appartenenza- spiega Zaza – Allo stesso modo oggi, anche grazie alle nuove possibilità offerte dalla tecnologia, la scuola può continuare a farsi portavoce di un’educazione alla socialità che promuova la cittadinanza attiva, la cooperazione, lo spirito di gruppo e la condivisione, attraverso un atteggiamento di apertura tanto nei confronti dei giovani quanto delle famiglie”.

Una rete di sostegno che si è rivelata indispensabile proprio in quei territori in cui i ragazzi sono stati costretti a rimanere nelle stesse case che con il terremoto erano diventate una minaccia.

“Stare a casa quando la propria abitazione non rappresenta un luogo sicuro può significare per i giovani perdere la possibilità di evadere e sentir venir meno uno spazio personale nel quale potersi differenziare- continua la dottoressa Zaza- Soprattutto quando la permanenza nella propria abitazione comporta il dover prendere contatto con emozioni negative, trovarsi nella condizione di non poter prendere le distanze fisiche, può richiedere ai giovani uno sforzo che supera le loro capacità di adattamento e resilienza, esponendoli a vissuti di impotenza legati all’impossibilità di sottrarsi ad esperienze difficili”.

La didattica a distanza ha permesso alla scuola di continuare a svolgere il suo ruolo di collante sociale, oltre che di formazione e trasmissione delle conoscenze. Si tratta di una modalità didattica che potrà rivelarsi molto utile anche quando l’emergenza sanitaria sarà finita. Una potenzialità che però, sottolinea la psicologa, dovrà essere coltivata con intelligenza per dare tutti i suoi frutti.

“Tale metodologia didattica costituisce effettivamente un valore aggiunto soprattutto nel momento in cui consente ai giovani di accedere ai materiali scolastici con maggiore facilità e con sufficiente autonomia- conclude la psicologa- Per fare ciò è necessario che i docenti lavorino affinché i propri studenti acquisiscano le competenze necessarie per un corretto utilizzo di tale metodologia, tanto quanto le capacità di autoregolazione, pianificazione e organizzazione dei tempi e delle strategie di studio più adatte”.

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