Summer School Dire: primo incontro su fake news in sanità

Summer School Dire: primo incontro su fake news in sanità

Si parte online il 30 giugno, più di 100 gli studenti iscritti
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – La Summer School organizzata dall’agenzia Dire e diregiovani.it prenderà il via il 30 giugno con un incontro online sull’importanza dell’informazione di qualità nell’esperienza della crisi sanitaria. Interverranno Fabio Mazzeo, esperto di comunicazione sanitaria, e Chiara Organtini, portavoce del viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri. Il tema dell’emergenza sanitaria e di come è stata trattata dai media occuperà un posto centrale nella discussione:

“L’esperienza del Covid ci ha insegnato, con una rappresentazione plastica, che le notizie vanno sempre ricercate su fonti autorevoli- ha dichiarato Mazzeo– C’è stata una grande confusione, una grande disinformazione accanto all’informazione sul Covid e sono sicuro che questo i ragazzi lo abbiano già capito”. Ecco perché l’auspicio è che “questo appuntamento possa essere l’ennesima circostanza in cui si parla di questa esperienza del Covid come una grande opportunità per ripensare noi stessi. Ripensare alla società in cui viviamo, ripensare a come vogliamo veramente gestire il nostro tempo, quali sono le persone imprescindibili, le letture che vogliamo fare, quali sono i film che ci piacciono e qual è la vita che vorremmo”.

Proprio ai ragazzi si rivolge Organtini sottolineando:

“Il Covid ci ha insegnato a guardare i fatti e a farlo con scrupolo da scienziati. Laddove non c’è evidenza, come dice la scienza, non si può considerarla notizia soprattutto durante l’infodemia dovuta al Covid. Enzo Biagi- ricorda la portavoce del viceministro Sileri- il primo giorno da direttore al Resto del Carlino nel 1971 disse che considerava il giornale come un servizio pubblico, come i trasporti e l’acquedotto. E per questo giurò di non mandare mai acqua inquinata nelle case dei lettori”.

Qual è l’identikit tipo dell’utente che crede alla fake news?

“È una questione di velocità di pensiero e quindi, come sempre, di cultura. Chi è gretto a 50 anni- ha sottolineato Mazzeo è sicuramente più propenso a credere alla fake news di un 15enne evoluto e curioso. È soltanto la cultura che genera capacità di formarsi al meglio, la cultura è scelta, se io sono colto ho anche la capacità di scegliere, ecco perché studiare è importante”.

L’altra grande lezione che dobbiamo imparare

“è che bisogna fidarsi della scienza- ha continuato– La scienza è fatica, non prevede scorciatoie, non vuole alibi e questo è un messaggio importante per i giovani. Se uno studia, se uno si accultura, non sarà mai vittima della disinformazione, non sarà mai vittima delle mistificazioni altrui”.

Sulla stessa linea anche Organtini che suggerisce agli studenti di

“stare sulle informazioni verificate, sempre, e imparare a verificarle. L’autocensura e il pregiudizio nuocciono gravemente alla salute”.

Da cosa dipende il successo delle fake news in ambito sanitario?

“Il problema è complesso – ha evidenziato Mazzeo– ma la spiegazione è semplice. I temi della sanità toccano due nervi molto scoperti: la paura e i soldi. Quando lavoravo come ufficio stampa al ministero credo di aver affrontato le due idiozie diffuse più imponenti che siano state messe in giro negli ultimi 30 anni. Una era sul piano vaccinale e l’altra era il metodo Stamina di Vannoni. I vaccini come strumento di arricchimento per le lobby è una idiozia perché c’è un calcolo stabilito in modo preciso che ogni 10 euro spesi in vaccini il sistema sanitario nazionale ne risparmia circa 300 e non sappiamo quante vite umane salviamo perché il calcolo è diventato troppo imponente. Poi ci sono certe teorie talmente strampalate che diventa difficile anche smontarle, tipo quella che vede i vaccini come strumento di controllo di massa. Anche Stamina- ha concluso- fu una vicenda complicata perché di fatto era una poltiglia senza alcun effetto. Loro davano una non soluzione e i genitori preferivano al nulla confidare in questa speranza. Il caso Stamina per quei ragazzi che sognano di fare i giornalisti, è un caso di scuola perché è stato pompato da alcuni media”.

“L’health journalism implica lavorare molto sui dati- ha voluto suggerire Organtini a quegli studenti che vorrebbero diventare giornalisti in ambito sanitario– imparare a leggerli, intrecciare competenze in ambito scientifico, economico, ma anche divulgativo: se non sai raccontare in modo semplice e interessante questioni complesse il giornalismo scientifico muore alla fine della scrittura del tuo articolo. Un esempio: se fai un’inchiesta sui contratti di specializzazione per i giovani medici in Italia devi trovare una connessione sul servizio per il cittadino. Il dato per cui la mancanza di contratti o un’inadeguata organizzazione delle scuole di specializzazione determina anche una ripercussione sulle attività ospedaliere: se non ci sono i medici in corsia collassa anche il Sistema sanitario nazionale”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it