VIDEO | Sant'Anna di Pisa al quarto posto mondiale per giovani atenei

VIDEO | Sant’Anna di Pisa al quarto posto mondiale per giovani atenei

Seconda a livello europeo, prima tra le italiane nel Young University Rankings 2020
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ROMA – La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa si è classificata al quarto posto nella classifica mondiale delle giovani università diffusa da THE, Times Higher Education, per valutare le performance delle giovani istituzioni universitarie, fondate da meno di 50 anni.  Lo Young University Rankings 2020 è considerato uno dei più influenti al mondo e i suoi risultati sono stati diffusi oggi attribuendo alla Scuola Superiore Sant’Anna, fondata nel 1987, la quarta posizione a livello mondiale, la seconda a livello europeo, prima tra le italiane.  Rispetto alla stessa classifica del 2019 sono tre le posizioni scalate, era infatti al settimo posto mondiale, consolidandosi così nella ‘top ten’ delle giovani università.

“È un risultato davvero significativo- commenta la rettrice Sabina Nuti- di cui siamo fieri. La Scuola Superiore Sant’Anna è un ateneo giovane perché conta poco più di 30 anni di vita ma è giovane anche per la composizione del suo corpo docente, dove ricercatori e assegnisti contribuiscono con il loro impegno ed entusiasmo ai risultati eccellenti nel campo della ricerca e della formazione. Questo risultato ci responsabilizza ancora di più nel nostro lavoro nell’ambito del sistema universitario italiano al servizio del Paese”.

La nuova affermazione è stata ottenuta in un contesto globale di aumentata competitività, con le università asiatiche che, sostenute da massicci investimenti statali in ricerca e formazione, si pongono al vertice di questo ranking, con The Hong Kong University of Science and Technology e con Nanyang Technological Univertsity of Singapore, rispettivamente in prima e in seconda posizione. In terza posizione Paris Sciences et Lettres – PSL Research University Paris, seguita appunto dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. In totale, le giovani università italiane che rientrano in questo ranking sono tredici.

“Il successo dipende in primo luogo dalle persone che lavorano alla scuola. Tutte- ha sottolineato Nuti- Dal Rettore mio predecessore, il professor Perata, a tutti i docenti e i ricercatori, il personale amministrativo e gli allievi. Sono le persone con il loro impegno, il loro entusiasmo, la passione e il rigore scientifico che possono fare la differenza o almeno questa è la nostra ricetta. Il risultato è significativo per noi e per l’Italia anche alla luce degli investimenti ridotti che il nostro Paese ha sostenuto per la ricerca e l’università rispetto a molti paesi europei con cui siamo soliti confrontarci. Le università cinesi e asiatiche sono in effetti molto attive e possono contare su grandi finanziamenti. Spero che questa emergenza Covid possa aumentare la consapevolezza collettiva sulla rilevanza che la ricerca e la formazione possono avere per affrontare crisi ed emergenze e per costruire un futuro migliore per le nuove generazioni. Le risorse finanziarie non sono tutto, poi ci vuole il merito e la competenza ma questi non mancano nel nostro Paese”.

L’annuncio del nuovo successo ottenuto è arrivato durante la conferenza di presentazione, per riflettere sulle potenzialità che possono esprimere le giovani università e che si è svolta in diretta mondiale sotto forma di webinar, con la partecipazione della rettrice Sabina Nuti; Kate Mc Grath, vice rettore alla ricerca della Sydney University of Technology; Jaume Casals, rettore della Universitat Pompeu Fabra di Barcellona, Nick Fowler, Chief Academic Officer di Elsevier come moderatore. Elsevier è partner di Times Higher Edication (THE) e fornisce i dati per la compilazione del ranking attraverso la banca dati Scopus. Il Wall Street Journal è stato media partner della conferenza.

Per compilare la classifica delle giovani università, gli analisti di THE hanno utilizzato gli stessi parametri di quello generale, valutando in particolare la formazione, la ricerca, attraverso il numero e il ‘peso’ delle pubblicazioni e il relativo numero di citazioni, il trasferimento tecnologico, l’apertura internazionale. Questi e altri indicatori, sottolineano gli analisti di THE, “sono stati ponderati per riflettere le speciali caratteristiche delle istituzioni universitarie più giovani, come la loro dinamicità e la propensione all’ulteriore sviluppo”.

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