Sensazioni post-quarantena. Annoiarsi serenamente, si può

Sensazioni post-quarantena. Annoiarsi serenamente, si può

Forse tra le tante cose negative questo terribile virus è riuscito a restituirci una dimensione individuale in sintonia con le nostre profondità
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ROMA – Un virus invasivo ha costretto per alcuni mesi gli Italiani a restare in quarantena, chiusi in casa. Cosa è emerso durante questo lunghissimo periodo di reclusione? Una buona parte di persone inizialmente non riusciva a stare da sola. Gli adolescenti hanno più volte cercato di violare i divieti pur di incontrare amici o continuare le loro attività solite (aperitivi, cene, palestra…).

Ma cosa rende così difficile lo stare da soli, annoiarsi?

Riuscire a stare da soli è una capacità che si matura fin da piccoli, quando impariamo a giocare senza compagnia, quando gli adulti non riempiono continuamente il tempo dei bambini sostituendosi alla loro noia con attività o con oggetti tecnologici. S’impara a stare da soli grazie alle figure primarie che agevolano tale facoltà costruendo un buon equilibrio tra vicinanza e lontananza con il bambino.

È nella solitudine e nella noia che si matura la creatività, che nasce l’ingegno. Purtroppo gli adolescenti di oggi non sono mai da soli. Fin da piccoli riempiono il loro tempo con cellulari, computer, giochi elettronici, gruppi virtuali, e tutto ciò difficilmente li lascia nella noia. Così la costrizione a stare con se stessi, pensare, annoiarsi, li spaventa, mette ansia e da qui nasce la necessità di uscire, di vivere la frivolezza, la spensieratezza, lasciare andare attività creative come leggere, scrivere, disegnare, suonare pur di non restare con sé. Quanto sarebbe importante riscoprire uno spazio di pensabilità, quanto sarebbe terapeutico riuscire ad annoiarsi serenamente. Forse tra le tante cose negative questo terribile virus è riuscito a restituirci una dimensione individuale in sintonia con le nostre profondità.

                                                                                                                    di Ciro Raia

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