Matrimonio o convivenza: da cosa dipende la scelta?

Matrimonio o convivenza: da cosa dipende la scelta?

L’amore unisce. Per definizione, verrebbe da dire. La ricerca del partner è comune sia agli uomini che alle donne. Quando due persone si incontrano e provano attrazione tra loro, nasce quel sentimento che fa sì che essi si studino con attenzione, riconoscano le loro affinità, acquistino reciproca fiducia in una misura impensabile in qualsiasi altro tipo di rapporto umano, e spesso decidano addirittura di trascorrere insieme il resto della loro vita. L’amore senza dubbio unisce.

In realtà, basta riflettere qualche attimo in più per rendersi conto che l’amore può anche dividere una coppia. Uno dei due, tanto per cominciare, potrebbe avere idee diverse sul suo partner ideale, oppure essere nel tempo in disaccordo su alcuni aspetti della loro relazione.
Quando le cose vanno per il meglio, dopo qualche tempo, arriva il momento in cui la coppia sente il bisogno di fare un passo in più, e la scelta verte tra due opzioni: il matrimonio o la convivenza.

Con il matrimonio la coppia acquisisce uno status ufficiale, condiviso dalla collettività. Attraverso un rito di passaggio si ha l’incoronazione dei fidanzati in famiglia e questo incide sulla rappresentazione interna che ogni membro ha di sé all’interno del nuovo nucleo e rispetto alla società. Dal punto di vista psicologico, il matrimonio si inserisce nel processo dell’evoluzione psichica sotto il profilo dell’individuazione, concetto noto per il suo intrinseco valore di superamento della propria individualità verso la coesione e reciprocità con l’altro.

In quest’ottica, s’ inserisce il concetto di mutualità, definito dallo psicoanalista tedesco Eric Erikson come una relazione i cui membri dipendono l’uno dall’ altro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità, per crescere attraverso l’esperienza con l’altro.
Questo spiegherebbe la diffusione del matrimonio e la sua importanza sociale almeno fino ad alcuni anni fa, forse  fino alla metà del secolo scorso.

Oggi alcuni autori sono soliti definire una crisi del matrimonio, in favore della crescita delle convivenze. I fattori possono essere molteplici. Primo fra tutti le precarie condizioni economiche, nella società attuale, con la ricaduta sulle relazioni di coppia soprattutto fra i giovani: il lavoro rappresenta la prima necessità cui far fronte e molte giovani coppie lamentano di non sentirsi pronti a “sistemarsi” non avendo la sicurezza economica. Un altro importante fattore che gioca a svantaggio del matrimonio è la percezione che esso sia come “una gabbia”, descritto come “una catena”, un salto nel buio ed una limitazione alla propria libertà personale.

La convivenza sembra essere diventata l’alternativa al grande passo. Sempre più coppie decidono di andare a vivere insieme dopo un periodo di fidanzamento. Per molti questa esperienza rappresenta una specie di test, un modo per verificare se il partner corrisponde al proprio immaginario; la condivisione degli stessi spazi e dei tempi e le abitudini comporta un mettersi alla prova reciproco e quando questo non è corrisposto si può venire terribilmente delusi. Oppure può accadere il contrario, che la convivenza sia solo una conferma di ciò che si pensava, ovvero che il partner sia la persona con cui voler passare il resto della vostra vita.

Qualsiasi sia la scelta verso cui una coppia tenda, se alla base del rapporto c’è un sentimento forte, fiducia e reciprocità di intenti, allora il risultato sarà comunque vincente ed unico.

Lo sapevi che…

La tradizione dello scambio delle fedi è molto antica. Gli antichi egizi, credevano di aver individuato una vena che, partendo dall’anulare sinistro, arrivasse fino al cuore: lungo questa vena pensavano che corressero i sentimenti. “Legare” l’anulare significa quindi garantirsi la fedeltà. Per incoronare e sigillare l’unione tra gli sposi gli antichi Romani si scambiavano anelli di ferro, per l’antica legge ebraica le fedi avevano tanta importanza, infatti, solo lo scambio di questi anelli era sufficiente a rendere legale il matrimonio.

Risale a luglio 2017 la notizia di una romantica richiesta di matrimonio: è successo a Torino alla mostra “Titanic – the Artifact Exhibition”, esposta presso la Promotrice delle Belle Arti, tra i reperti originali del relitto e le straordinarie ricostruzioni degli ambienti, Omar – questo il nome del futuro sposo – ha deciso di chiedere la mano della sua Annalisa. Naturalmente il video ha spopolato sul web.

Oggi è possibile unirsi in matrimonio con il proprio pet e ricevere un certificato delle nozze, con il sito Marry Your Pets, il portale ufficiale per le unioni uomo–animale, propone diverse soluzioni, a seconda del tipo di cerimonia preferita, ma anche della spesa che si vuole sostenere. Ad esempio, la formula semplice prevede che ci si possa sposare online e ricevere il certificato di matrimonio, mentre per un matrimonio «big» lo sposo umano riceve anche la t-shirt con la scritta «I married my pet».

Dubbi e domande…

Valentina, 20 anni
Non posso parlare con il mio ragazzo del desiderio di maternità che ho….
D, 24 anni
Prima del lockdown io e il mio ragazzo siamo andati a vivere insieme…


Nel film “Se scappi ti sposo” la protagonista ha una vera e propria fobia di sposarsi….

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