Giustizia per Willy, Ghali ai colleghi rapper: “Dove siete? Parlatene”

L'interprete di "Good Times" non ha usato mezzi termini per parlare della scena hip hop

ROMA –  “Ragazzi, ma i colleghi che non stanno dicendo niente su quanto accaduto a Willy? È tutto ok? Avete cose più importanti da comunicare in questo momento? Avete dei messaggi più importanti da comunicare in questo momento di Covid dove è tutto più o meno fermo? Parlarne distoglierebbe l’attenzione da quello che state promuovendo, dai vostri lavori, dalla vostra musica? Dove siete? È tutto normale per voi?”.

Inizia così il duro sfogo di Ghali sui social per chiedere di sensibilizzare il più possibile sulla vicenda di Willy Monteiro Duarte, ucciso da calci e pugni a Colleferro ma soprattutto – come sottolinea l’interprete di “Good Times” – “dall’ignoranza, dall’odio, dal razzismo e dagli ideali di 4 ragazzi del quale i familiari hanno risposto dicendo: era solo un immigrato”.

E si rivolge ai suoi colleghi rapper Ghali, apparentemente in silenzio su quanto accaduto al 21enne. “Per Black Lives Matter si sono tutti fiondati a pubblicare quadrati neri” ma “per Willy no”. Il musicista, poi, rincara la dose:

“Nel rap italiano ci si permette di dire e di fare delle cose che in altri paesi non si permetterebbe. Qui sembra lecito usare certi termini e esprimere certi concetti come se fosse ok. Le cose sono due: o non ve ne frega niente o siete molto simili o avete amici molto simili a quei 4 ragazzi e allora siete in un environment molto simile a quello perché nel rap italiano succede questo”. 

Cosa nello specifico lo spiega lo stesso Ghali? “Dagli addetti ai lavori alle security degli artisti con tatoo fascisti o cose simili”. E lo sfogo del 27enne continua in un’altra storia:

L’odio verso il prossimo non sembra volersi placare e lo sa bene Ghali, che in un post aggiunge:

“È un problema ricorrente nel nostro paese e mi ha fatto tornare in mente alcuni episodi della mia vita in cui l’ho scampata per un pelo, in cui aspetti che si stanchino di tirare calci e pugni, in cui chiedi pietà e il perché sperando di riuscire a rialzarti da terra”.

Per questo, ora è arrivato il momento che la giustizia vinca su questi atti:

“I veri criminali sono altri, i veri atleti sono altri.  Gli occhi di Willy sono altri. Gli occhi della nuova generazione, di chi è stanco di fare a pugni, di chi cerca altro, di chi a differenza mia e dei miei coetanei non ha bisogno di ribadire dei concetti basilari come quelli sulla violenza. Che questo sia l’ennesima sveglia per quanto sia inimmaginabile il dolore dei suoi cari. È così egoista fare di una tragedia una lezione ma infondo spero che lo sia per tutti.  Siamo stanchi, il pentimento tardivo non serve a nulla in casi come questo. Giustizia per Willy”.

2020-09-09T11:20:23+02:00