Roma, in un libro le voci della didattica a distanza

Roma, in un libro le voci della didattica a distanza

Presentato oggi all'istituto Regina Elena
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ROMA – Qual è stata la risposta della scuola alla didattica a distanza? E con quali presupposti, tra pochi giorni, ricomincerà l’anno scolastico? Il libro ‘Didattica di emergenza e riapertura’, di Francesco Alario ed Emanuele Caroppo, prova a rispondere a questi interrogativi attraverso le storie di studenti, docenti e famiglie. Presentato oggi nel cortile dell’istituto ‘Regina Elena’ di Roma, il testo parte dal racconto del lockdown e arriva a individuare le sfide che la scuola dovrà affrontare a partire dal 14 settembre, data fissata per la ripresa delle lezioni in presenza.

“Abbiamo raccontato come la scuola ha dato continuità alla didattica e come gli insegnanti si sono dati da fare per non interrompere il rapporto di socialità, anche se virtuale”, ha detto Alario, coautore del testo insieme allo psichiatra e psicanalista Emanuele Caroppo.

Una sfida nuova, quella della didattica a distanza, davanti alla quale ora si apre un’altra scommessa: la riapertura della scuola in presenza e in sicurezza.

L’emozione della prima campanella è tanta- racconta la dirigente dell’istituto comprensivo ‘Regina Elena’ di Roma, Rossella Sonnino- durante questi mesi i ragazzi hanno imparato un modo nuovo di fare scuola che li ha aiutati a capire quanto è importante stare insieme”.

Ma per Sabrina Alfonsi, presidente del municipio I di Roma, la crisi sanitaria riserva anche delle opportunità, come quella di superare le lezioni statiche all’interno delle classi.

“Noi siamo fortunati perché viviamo a Roma, e allora perché non studiare all’interno dei Fori o dei musei?- ha detto- così faremo anche un lavoro di educazione, per i bambini, che diventerebbero il pubblico più numeroso dei nostri poli museali”.

“La scuola non è solo apprendimento ma è sopratutto comunità- ha concluso Caroppo- per un rientro a scuola in sicurezza sarebbe opportuno che tutta la comunità scolastica faccia un esame sierologico per far sì che si tenga il virus fuori dai cancelli, per quanto possibile”.

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