Scuola, preside istituto Cartesio di Milano: "Ci adatteremo anche a nuova ordinanza"

Scuola, preside istituto Cartesio di Milano: “Ci adatteremo anche a nuova ordinanza”

Intervista alla dirigente scolastica Chiara Arena
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MILANO – “Ci stiamo adattando alle continue ordinanze. Pur nella fatica, la norma è la norma e va rispettata. Detto questo, siamo tutti sul chi va là. Attendiamo lumi per capire come attuare l’ordinanza Fontana dell’altroieri. Si mostra così, realista e pratica, Chiara Arena, la dirigente scolastica dell’istituto superiore ‘Cartesio’ di Cinisello Balsamo.

Interpellata dalla Dire la preside si dice “né favorevole né contraria al ritorno in Dad”, sebbene nella sua scuola- più di 900 studenti per questo istituto tecnico a nord di Milano, con 1% di positivi e, ad oggi, 3 classi in quarantena- “ci sono studenti e docenti che lo vorrebbero, chi per comodità chi per avere una connessione più stabile di quella che al momento abbiamo in istituto”. “Chi prende una decisione simile”, come quella di sospendere la didattica in presenza per le scuole superiori, “avrà valutato quello che significa- prosegue Arena- Anche se poi quello che c’è scritto nell’ordinanza, per la mia scuola, non significa assolutamente nulla”.

Al ‘Cartesio’, dove la didattica è mista dal 14 settembre, “l’attività laboratoriale è in interazione continua con l’attività teorica, non è che un giorno tutti fanno teoria e l’indomani tutti laboratorio, quindi o sacrifico i laboratori o sacrifico la teoria”. Per la preside, tornare integralmente alla Dad significa, di fatto, interrompere lo scaglionamento orario “appena stabilito” ma anche alleggerire il carico sulla sanità: “L’ATS sta arrancando, vedo la differenza rispetto agli inizi. Noi ci siamo trovati ad avere un positivo già nella prima settimana di scuola e allora abbiamo notato che la procedura di segnalazione era rigorosa ed efficace, tempestiva. Adesso non riescono più a tenere il ritmo e questo mi fa temere”.

“Capisco che la regione sia pressata da alcune parti e non da altre” aggiunge la preside. Il suo pensiero va sanità e trasporti: “Del resto, se su questi fronti non sono state trovate soluzioni, o si chiudono le attività produttive o si chiudono le scuole. Sicuramente è stato ritenuto più facile chiudere le scuole”. Probabilmente “perché ci siamo già messi in gioco una volta, organizzandoci immediatamente per trovare una soluzione il più possibile adeguata. Non so se possiamo dire di essere pronti. Possiamo però dire che ci proveremo ancora, consapevoli delle criticità della prima esperienza”.

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