In Abruzzo istituti aperti solo per i più fragili

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Il racconto di una docente: "Triste fare lezione da soli in classe"
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ROMA – Gli alunni non ci sono ma la scuola resta aperta, per ospitare gli studenti con disabilità o quelli che non hanno ancora un device che gli permette di svolgere la didattica a distanza. Così i docenti fanno lezione in aule vuote, guardando i ragazzi attraverso gli schermi. Succede in Abruzzo, dove un’ordinanza del governatore Marco Marsilio porta la didattica a distanza al 100% per le scuole superiori, ma tiene gli istituti aperti per venire incontro alle esigenze degli alunni che hanno difficoltà a collegarsi o sono portatori di handicap. I docenti, quindi, continuano ad andare in classe. Ma nella maggior parte dei casi sono soli.

“Fare lezione in aule deserte è triste– racconta alla Dire Anna Maria Iervolino, docente di italiano e latino all’Ovidio di Sulmona– ma almeno così possiamo accogliere i ragazzi e le ragazze in difficoltà”.

Intanto la didattica prosegue, tra programmi da portare avanti e video lezioni sulle piattaforme in streaming. All’Ovidio le lezioni erano partite con la didattica mista: 50% degli alunni a casa, 50% a distanza. E le cose stavano andando bene:

“la scuola era pulita e tutto sembrava funzionare al meglio- racconta la docente– alcune classi sono andate in quarantena, ma abbiamo registrato un solo caso dall’inizio dell’anno. Ci aspettavamo di richiudere, ma non così presto. Anche perché i ragazzi stavamo rispettando le regole. Per me la scuola continua ad essere un posto sicuro”.

Così, a poche settimane dall’apertura del nuovo anno, gli alunni degli istituti secondari sono tornati a seguire da casa.

“La scuola ci manca, forse più di prima- conclude la docente- la Dad va bene per l’emergenza, ma non è la stessa cosa, non è la stessa scuola”.

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