Primo sì del parlamento. L'omofobia diventa reato: ecco il ddl Zan

Primo sì del parlamento. L’omofobia diventa reato: ecco il ddl Zan

Con 265 sì, 193 no e un astenuto, la Camera ha approvato la legge sul contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Ieri, 4 novembre 2020, con 265 sì, 193 no e un astenuto, la Camera ha approvato la legge sul contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità.

“Un passo importante” per  il Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico che sui canali social ha annunciato: “Ho firmato la legge per la sua trasmissione al Senato, cui tocca adesso l’esame”.

Il testo prende il nome dall’Onorevole Alessandro Zan (Pd), in quanto depositario del ddl. Il disegno di legge prevede che se un reato viene commesso per motivi di odio nei confronti di persone omosessuali, bisessuali e transessuali, la pena sarà maggiore, estendendo le protezioni della legge Mancino del 1993 per le etnie e l’orientamento religioso. Le maggiori tutele sono state allargate anche alla disabilità, durante l’esame in Assemblea.

Nel testo Zan si stabilisce in premessa che: per “sesso” si intende il sesso biologico o anagrafico; per “genere” si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per “orientamento sessuale” si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per “identità di genere” si intende l’identificazione percepita e manifestata di in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Lo ha spiegato bene l’avvocata Cathy la Torre, attivista per i diritti LGBTQ, su Instagram: “Dicono che questa legge attui un razzismo al contrario perché tutela solo certi orientamenti sessuali e identità di genere”, scrive. “Al contrario: le persone eterosessuali non vengono picchiate perché etero. Mentre chi manifesta altra identità di genere o orienatmento sessuale sì”. E smentisce anche chi sostiene che la legge limiti la libertà di espressione, per cui criticando una persona gay automaticamente si è condannati per omofobia: “L’aggravante interverrà solo ed esclusivamente se a motivare eventuali reati di odio (e opinioni e critiche non sono reati) saranno l’orientamento sessuale o l’identità di genere della vittima”.

Proprio La Torre, insieme a un gruppo di altri nove esponenti del mondo LGBT+, tra cui Pietro Turano, giovane attore vicepresidente dell’Arcigay di Roma e consigliere nazionale di Arcigay, il cantautore Tiziano Ferro, l’ex deputata Vladimir Luxuria, lo scrittore Jonathan Bazzi e il blogger Dario Accolla, ha risposto con un video pochi giorni fa all’intervento di Giorgia Meloni, che attaccava il ddl. La Presidente di Fratelli d’Italia aveva detto: “Ma siete sicuri che gli omosessuali di questa nazione non avrebbero voluto vedervi al lavoro per difendere le loro attività piuttosto che su questa roba qui?”. Attraverso la piattaforma crossmediale di informazione e cultura LGBTQ+ QU!D la squadra citata ha manifestato il proprio parere: “Sì, Giorgia Meloni, siamo sicuri” e ha invitato tutti a farsi sentire.

Anche in aula l’opposizione non ha esitato a protestare: al momento dell’approvazione, la minoranza ha tirato fuori dei bavagli al grido di “Libertà, libertà”. Tuttavia, in dissenso dal gruppo FI, hanno votato sì le deputate Giusi Bartolozzi, Renata Poverini, Stefania Prestigiacomo e i colleghi Elio Vito e Matteo Perego. La maggioranza, dal canto suo, ha sottolineato che si tratta di un intervento “di civiltà”, “atteso da tanti anni”, che si ispira ai principi di pari dignità dell’articolo 3 della Costituzione.

Altra mira delle critiche è l’istituzione, il 17 maggio, della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, con cerimonie e iniziative anche nelle scuole di ogni ordine e grado, comprese le elementari. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia chiedono che l’ora scolastica “anti-discriminazione”(ribattezzata “l’ora di genere”) venga prevista solo per gli istituti superiori, preoccupati dalla possibilità di una “propaganda gender sui più piccoli”.

Una cosa è certa: il percorso legale per garantire maggiori diritti e salvaguardie a chi subisce queste discriminazioni e atti d’odio è iniziato, e anche solo questa è una battaglia vinta

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it