VIDEO | Violenza donne, studenti in diretta dal MI: "Amore è felicità, non lividi"

VIDEO | Violenza donne, studenti in diretta dal MI: “Amore è felicità, non lividi”

Ministri Azzolina e Bonafede ad evento online
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ROMA – “L’amore è felicità e fiducia, riempie il corpo di gioia e non di lividi. Un uomo che ama davvero non maltratta, se succede non è un uomo. Gli schiaffi sono schiaffi, non affetto”. Così i ragazzi e le ragazze del liceo ‘Pitagora – Benedetto Croce’ di Torre Annunziata in un video per mezzo di cui “abbiamo voluto denunciare ogni tipo di violenza. A ogni donna che è stata vittima di violenza vogliamo dare il nostro abbraccio”. Il video – che è parte di un progetto sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con l’associazione ‘First Social Life’ – è stato presentato durante l’evento di celebrazione per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, andato in onda questa mattina dal ministero dell’Istruzione.

Alla diretta hanno partecipato, oltre al liceo napoletano, la ministra ‘padrona di casa’ Lucia Azzolina, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il procuratore aggiunto della Repubblica di Latina Carlo La Speranza, la dirigente dell’istituto comprensivo Frezzotti-Corradini’ di Latina Roberta Venditti e il presidente di ‘First Social Life’ Giacinto Palladino. Sui volti dei presenti una mascherina sul tema della giornata realizzata dalle detenute di Salerno e Santa Maria Capua Vetere.

Dal ministero, il presidente Palladino ha illustrato l’evoluzione del progetto con il ‘Pitagora’ (oltre al video, una campagna di comunicazione, una sceneggiatura e una installazione artistica) per poi lasciare la parola alla preside Venditti. La scuola, capofila di una rete di istituti impegnati in attività contro la violenza di genere, è parte di un protocollo, siglato dalla procura di Latina con l’Ufficio scolastico del Lazio, che risponde allo scopo di avviare progetti dedicati alla prevenzione: seminari, processi simulati, flash-mob e canzoni ispirate a vicende realmente accadute a studentesse del ‘Frezzotti-Corradini’.

 

“Partire dalle esperienze e tradurle in concetti e in musica ha avuto un forte impatto sui ragazzi- ha raccontato la preside– Hanno capito che una violenza subita, se non viene affrontata, è come avere dentro un elastico: si può andare avanti nella vita ma basta un attimo per tornare a quei giorni. Compito della scuola è proprio sciogliere questo elastico”.

Di prevenzione ha ragionato, quindi, anche il procuratore aggiunto di Latina Carlo La Speranza:

“Ho dato un nuovo impulso alla procura” ha detto, spiegando che prima del suo arrivo “si aspettava che la donna arrivasse alla denuncia. Io ho pensato che bisognasse anticipare l’intervento della giustizia andando a cercare dove le donne possono dare per la prima volta la notizia: chiese, medici e pediatri, centri sociali e scuole”. Nelle scuole, in particolare “ho attivato una task force di polizia giudiziaria specializzata e professori, per far capire ai docenti che non appena hanno un minimo sospetto di abusi, loro dovere è rivolgersi a personale della procura che metterà a disposizione consigli e consulenti, i quali si metteranno subito in contatto con il ragazzo o la ragazza. Spesso il professore fa una sorta di indagine personale che rischia di inquinare la fonte di prova, talvolta arrivando ad allertare i genitori, ma se l’abusante è il padre succede quello che non dovrebbe succedere”. Inoltre “abbiamo fornito alla polizia giudiziaria un nuovo modus operandi. Dopo il primo contatto, la donna non deve essere più lasciata sola ma accompagnata in ogni spostamento. Come succede in America, la donna vittima di violenza deve poter rientrare a casa, scortata dalla polizia. Così, se il marito è ancora violento, viene arrestato. Non è più la donna che se ne deve andare, lasciando la sua casa, ma il contrario”. Questo “approccio innovativo inizia a portare i suoi frutti, sia a livello di polizia giudiziaria che di scuola, dove sono cominciate le attività di prevenzione- ha concluso La Speranza– e così anche nell’affrontare il problema della ritrattazione della donna che denuncia” cosa che accade quando si innescano meccanismi di “ricatto economico da parte del marito o compagno abusante”.

“Se io oggi avessi una figlia la prima cosa che le insegnerei è studiare per essere libera, anche economicamente” ha sottolineato la ministra Azzolina, ricordando le tante donne che per ragioni di natura economica non denunciano. La scuola e la cultura siano, pertanto, “un’arma gentile” perché “un bambino a cui viene insegnato ad essere gentile è un adulto migliore”.

A questo proposito, Azzolina ha quindi lanciato il concorso di idee ‘Il nuovo Codice rosso’ realizzato d’intesa col ministero della Giustizia, sulla scorta della legge conosciuta anche come ‘Codice rosso’, numero 69/2019. Un concorso, rivolto alle scuole primarie e alle scuole secondarie di primo e secondo grado, con cui i due dicasteri vogliono rafforzare la tutela delle vittime di reati di violenza domestica e di genere.

 

Concorde con Azzolina sul fatto che “la violenza di genere è un problema che riguarda tutta la società”, il Guardasigilli è intervenuto rivolgendosi direttamente ai ragazzi e alle ragazze: “L’istruzione è il settore più importante della lotta alla violenza sulle donne”. Perciò “i progetti delle scuole permettono di lavorare sulle radici della nostra società. Parlarne, anche tra generazioni, abbatte le pareti del silenzio e della solitudine. Siate liberi e rispettate sempre la libertà altrui. Laddove c’è una debolezza, laddove ci si sente più forte dell’altro, è in quel momento che deve scattare un rispetto ancora maggiore per le libertà altrui. Le nuove tecnologie, peraltro, hanno portato a fenomeni gravissimi come il revenge porn”, fattispecie di reato introdotta proprio con la legge 69 del 2019. “Il cellulare- ha concluso su questo aspetto Bonafede– non può diventare strumento di mortificazione altrui. Il click può essere anche molto più violento di un inaccettabile gesto di violenza fisica. La modernità non può essere momento di arretramento a una civiltà che diventa primitiva nel momento in cui non rispetta i diritti degli altri” come nel caso della diffusione di immagini sessualmente esplicite.

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