‘L’Isola delle Rose’, un viaggio tra sogni e la libertà del giovane Giorgio Rosa

Il nuovo film di Sydeny Sibilia arriva su Netflix il 9 dicembre
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ROMA – La storia di un ragazzo che consegue una laurea in Ingegneria e che vuole realizzare il sogno di vivere in un mondo libero: uno Stato indipendente al largo di Rimini che si oppone alle regole vigenti perché lontano dalla costa, quindi senza alcuna giurisdizione. Sydney Sibilia – a tre anni da ‘Smetto quanto voglio – Masterclass‘ e ‘Smetto quando voglio – Ad honorem‘ – torna sullo schermo per raccontare la vera storia di Giorgio Rosa ne ‘L’incredibile storia dell’Isola delle Rose’, che debutta il 9 dicembre su Netflix.

Presentato oggi in conferenza online, il film (scritto dal regista insieme a Francesca Manieri) riporta ai giorni nostri un fatto di cronaca che ha animato la primavera del 1968. Un periodo storico ‘caldo’ in cui le contestazioni studentesche contro i poteri dominanti erano all’ordine del giorno, in cui il diritto positivo si scontrava con il diritto naturale, e in cui Rosa, genio e sregolatezza, ha voluto costruire un’isola artificiale, fuori dalle acque territoriali, nel mare di nessuno, proclamandola Stato indipendente, o meglio ‘micronazione’, con il nome di ‘Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose’ e con l’esperanto come lingua ufficiale.

Io, Sydney e Francesca abbiamo subito il fascino di questo personaggio, del percorso che ha avuto e della volontà di rendere concreto questo pensiero utopistico di liberta’. Una storia poco nota ed è una storia che rispecchia il cinema di Sibilia: un po’ folle ma radicata in un territorio. Il film ha una natura locale ma ha un potenziale per essere compreso da altre culture, ha detto Matteo Rovere, produttore del film per Groenlandia insieme a Netflix.

Una storia nota ma rimasta sommersa, la cui idea di raccontarla è nata “in quel periodo in cui uno sceneggiatore o un regista è alla ricerca di una nuova storia. Io e Francesca stavamo scrivendo il capitolo due e tre di ‘Smetto quando voglio’, sceneggiature che necessitavano di Wikipedia alla mano durante la stesura perché piene di tecnicismi umanistici-scientifici, ha raccontato il regista.Ad un certo punto mi è apparso un riquadro, del tipo ‘non tutti sanno che…’ o ‘forse lo sapevi che’, e ci ho trovato scritto ‘Isola delle Rose micronazione. Ci ho cliccato sopra – ha continuato Sibilia – e mi sono ritrovato a leggere una storia incredibile. In un anno e mezzo lo abbiamo scritto“. 

La storia, in alcuni punti romanzata, dell’ingegner Rosa e della sua isola d’acciaio di 400 metri quadri è diventata all’epoca un vero e proprio caso nazionale: un ragazzo bizzarro contro tutto e tutti che ha inseguito la sua libertà, il suo desiderio di realizzare un’utopia in un momento storico in cui, come ha raccontato Elio Germano, interprete di Rosa, “si faceva a gara a chi la faceva più strana, questa è una cosa che mi ha molto colpito rispetto al clima di omologazione di oggi in cui tutti cercano di avere dei like, quindi di essere adeguati agli altri invece di differenziarsi. Questa gara ad essere più strambi di tutti gli altri è stato il vero motore di questo personaggio: la sua non era un’impresa ideologica, era l’idea di poter fare una cosa molto grande da solo. Mi ha colpito questa cosa perché oggi la gara è a sparire o a nascondersi“. L’attore protagonista ha poi concluso:Oggi l’idea di libertà è declinata al ribasso, penso alle persone che non hanno libertà di accedere alle cure, alle istituzioni, alle dimore e all’istruzione. Tutto il resto è in più da riconquistare insieme. Oggi, soprattutto dopo la pandemia, ci siamo ritrovati insieme nella difficoltà di non poter sognare e già l’idea stessa di poter pensare al futuro mi sembra importante. Un film così ci aiuta ad alleggerirci“.

Da tutta Europa ragazzi e ragazze sono accorsi per vedere il miracolo compiuto da un uomo semplice, che ha ottenuto pacificamente quello che voleva ‘armato’ solo di determinazione e sogni.La mia esigenza principale era raccontare la forza di un singolo: il vero centro era affermare che ognuno di noi è potentissimo. Mi piace che Rosa abbia fatto l’Isola il 1 maggio del ’68, quando scendevano in piazza e spaccavano tutto, mentre lui, ‘il mondo migliore’, se l’è costruito. Con Francesca ci siamo subito detti che non volevamo fare un film ‘ispirato a’, ma ‘tratto da’: le cose più assurde del film sono quelle reali, quelle che paiono più normali invece sono un po’ romanzate“, ha detto Sibilia.

Questa vicenda, però, è stata animata anche da aspri conflitti. La politica italiana – che nel film si manifesta attraverso le figure di Franco Restivo (interpretato da Fabrizio Bentivoglio) e dall’allora presidente del Consiglio Giovanni Leone (interpretato da Luca Zingaretti) – ha definito fin da subito inaccettabile la piattaforma di Rosa, così tutti i partiti si sono schierati contro l’isola d’acciaio. “Perché tutta questa violenza contro una semplice piattaforma, che non si trova nemmeno in acque territoriali italiane? Perché una nazione che si dichiara libera dovrebbe condannare qualcuno che libero lo è veramente? Forse perché si è liberi soltanto se il sistema lo consente?“, si è chiesto Sibilia quando ha iniziato a lavorare sul film, che mostra come una illusione o un sogno vengono mandati in frantumi da una dimostrazione di forza da parte della politica, che ha demolito l’isola delle Rose circa due mesi dopo che Rosa l’aveva dichiarata indipendente. Lavorando su Franco Restivo posso dire che di lui si sa poco, ma conservo una sua frase: ‘Ogniqualvolta la democrazia viene minacciata, il Paese reagisce subito, d’istino’, ha detto Bentivoglio, che ha concluso:Una frase che racconta bene il personaggio e la sua contraddizione, un uomo che ha scritto la nostra Costituzione, tra cui anche l’articolo 11 dove si legge che l’Italia ripudia la guerra, e poi dichiara guerra all’Isola delle Rose“.

‘L’incredibile storia dell’Isola delle Rose’ potrebbe sembrare un film datato visto che è ambientato alla fine degli Anni 60, ma così non è. Il regista non solo lancia riflessioni che ben si adeguano alla realtà di oggi ma nel film dà grande importanza ai personaggi femminili, Gabriella (fidanzata di Giorgio Rosa) e Franca (una giovane donna incinta e single), interpretate rispettivamente da Matilda De Angelis e Violetta Zironi: due donne forti e indipendenti, in prima linea per difendere l’isola nel giorno della demolizione. “Raccontano cosa è stato l’avvento del corpo femminile nella scena collettiva, la vera rivoluzione di quegli anni, non tanto il ’68 tradizionalmente inteso, che si è poi rivelato una rivoluzione molto borghese“, ha detto Manieri. 

Questo film dal respiro internazionale è nato solo dopo l’incontro con Giorgio Rosa in persona. “Io ho parlato con Rosa tre-quattro anni fa. È stato un incontro stupendo. Quando entri a contatto con una storia non sempre ci trovi un film che vuoi fare. Per questo ho deciso di incontrarlo e di capire cosa lo avesse spinto a costruire una piattaforma. Molte cose che ci sono nel film – come la tempesta e il mare con il plancton – sono presenti grazie ai suoi racconti. Poi gli ho chiesto ‘Ti piacerebbe che facessi un film su di te?’ E lui mi ha detto no. Allora ho pensato che quello era lo spirito giusto“, ha concluso il regista.

Nel cast anche Leonardo Lidi, Tom Wlaschiha (interprete di Jaqen H’ghar ne ‘Il trono di spade’) e Fracois Cluzet (interprete di Philippe di ‘Quasi amici).

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Autore: Lucrezia Leombruni
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