Genova, all’istituto Teglia studenti futuri ‘criticoni’ teatrali

Preside Tramelli: "Con teatro cresce consapevolezza corpo e identità"
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ROMA – “Fare teatro a scuola non significa fare scuola di teatro. Significa, invece, usare tutte le strategie possibili affinché i bambini abbiano una maggiore consapevolezza del proprio corpo, non solo nel movimento ma anche nella relazione con l’altro. Non si tratta, quindi, di produrre futuri teatranti ma persone che abbiano più strumenti per interpretare la propria presenza al mondo e costruire la propria identità”. Così Elena Tramelli, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo ‘Teglia’ di Genova, racconta a diregiovani.it le premesse del progetto ‘Criticoni.

Il teatro raccontato dai ragazzi’. Progetto che fa il paio con un altro, ‘Il territorio si fa teatro’: corsi sul giornalismo teatrale – tenuti da diregiovani.it – e laboratori di propedeutica e attività teatrali – condotti dalla compagnia genovese ‘L’Accademia della Fantasia’ – che, a partire da dicembre, accompagneranno la didattica dei tre ordini d’istruzione, dall’infanzia alla secondaria di primo grado.

Tra incontri in presenza e collegamenti da remoto, prosegue la preside, “affiancheremo a tutte le discipline curricolari una esperienza che faccia leggere meglio sia l’altro che se stessi nella relazione con l’altro ma che, al contempo, doti i ragazzi di migliori capacità critiche ed espressive”. In questo senso, “anche la modalità mista dei laboratori sarà un valore aggiunto. L’estrema capacità di rigenerarsi che la scuola ha avuto durante il lockdown può essere valorizzata ancora di più ora che godiamo del grande beneficio della presenza a scuola dei bambini”.

Conoscere il teatro, quindi, e imparare a raccontarlo con articoli, interviste e recensioni: “Il teatro ha la grandissima magia di essere un luogo immaginifico e fantastico, molto vicino a quello dei bambini, ma al contempo una macchina in cui tutto ciò che avviene è perché qualcuno lo fa avvenire”. Quel ‘qualcuno’ sono “professionalità specifiche”. Costumisti, registi, attori, critici teatrali. La lista è lunga. “Tale consapevolezza fa capire ai bambini che ogni cosa prevede una progettazione, un’idea e il contributo di vari soggetti per realizzarla”.

Teatro a scuola, però, insiste ancora Tramelli, non è tanto recitare e interpretare una parte quanto “fermarsi a riflettere su noi stessi e sui nostri comportamenti”. La scuola stessa è la scena, il sipario si solleva ogni giorno, i nostri corpi comunicano senza interruzione e nelle classi accadono mille cose di cui non si ha sempre piena coscienza: “Molte volte il quotidiano, o perché si presenta difficile o perché troppo quotidiano, rischia di essere vissuto attribuendo poca importanza ai singoli momenti. Invece ogni giorno, proprio per la sua continuità con l’esistenza, ha un valore suo specifico”.

A maggior ragione in questo periodo di quotidianità stravolte “utilizzare coi bambini la metafora teatrale nel quotidiano – inteso come amplificazione della comunicazione, impostazione della voce, prossemica comunicativa – è una strategia dai risvolti ludici che consente di far capire loro che il corpo comunica sempre. Se io per esempio non rispetto i tempi della parola dell’altro e gli parlo sopra, la comunicazione arriverà con interferenze. Se io ho una postura rigida e di scontro, con giochi di mimica teatrale e drammatizzazioni del quotidiano, in una logica di figura a specchio, potrò osservare meglio, ad esempio, perché a volte il clima di classe è poco sereno”.

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Autore: Redazione Diregiovani
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