Perché per un contagio delle maestre ne fanno le spese i bambini?…

Gentile “task force esperti”

sono una mamma di una bimba di 3 anni e mezzo.
Ho avuto il piacere di essere contattata da voi, nel corso dell’inizio della pandemia, in risposta ad una mia mail di “aiuto” mandata al ministero tra marzo e aprile.

Per questo motivo rinnovo direttamente a voi la richiesta di attenzione, aiuto, sensibilizzazione a chi di dovere, per la situazione insostenibile che si sta creando dal crescere dei contagi nella seconda ondata.
La mia bimba frequenta il primo anno di scuola dell’Infanzia con enorme entusiasmo e felicità.
Le maestre mi ripetono che è sempre felice di andare, che si è ben integrata, ed anche l’inserimento è stato breve e quasi indolore.
Non mi ha sorpreso, soprattutto dopo la lunga pausa di mesi dalla precedente interruzione della “didattica in presenza” del nido che frequentava il precedente anno scolastico 2019/2020.

Peccato che ci sono stati nell’ultimo mese di scuola, però, diversi episodi che per ben 2 volte hanno fatto mettere la classe della mia bimba(di 20 bambini) in QUARANTENA PER 14 GIORNI per la positività di una maestra e poi di una bidella (personale ATA).
Le procedure prevedono questo, quarantena di 14gg (o 10+tampone, come ho dovuto optare io perchè dovevo per forza far venire almeno all’11°gg la babysitter visto che sia io che mio marito lavoriamo ed è stato già difficile alternarci a giorni alterni per stare con la bimba visto che in quarantena non si possono avere contatti (nonni o babysitter che siano, ma cmq noi non abbiamo nonni disponibili, visto che 2 sono giovani e lavorato tempo pieno e 2 sono troppo anziani da non volerli noi mettere di certo a rischio)

Il mio grido di allarme e richiesta di aiuto, come esempio di genitore (coppia in cui si lavora entrambi)senza aiuto di nessuno, solo con babysitter a disposizione, che costa non poco ( e non potendo prendere nemmeno congedo parentale vista la riduzione orario di lavoro (2 ore al giorno con CIGO che comunque non ci permette di stare con la bambina le restanti ore) è questo:

perchè per un contagio nella vita privata di maestre/personale ATA( visto che la scuola è il posto più sicuro, dove vengono rispettate tutte le precauzione e il personale di cui sopra indossa sempre DPI) NE FANNO LE SPESE I BAMBINI??? E SOLO LORO???!!

Si è voluto tutelare i bambini dal contagio, ok, ma così li si rinchiude in casa per 14giorni(o almeno 10 con aggiunta però del disagio di un tampone in vie respiratotie così giovani e delicate) senza mai poter uscire, avere contatti con nonni o altri bimbi, nè con la babysitter!?!

l’abbiamo passato 2 volte ed è davvero traumatico per loro…!!
Loro che poi non si contagiano (a detta di alcuni esperti) o comunque sono asistomatici.

Perchè non prevedere A POCHI GIORNI, invece che 10, dalla scoperta del contatto positivo,(su base volontaria ma con disponibilità gratuita e immediata della asl) il TAMPONE MOLECOLARE? che tra l’altro per bimbi così piccoli (l’ho fatto alla mia di ritorno dalla Croazia questa estate, ospite di amici croati) è solo ALLA GOLA e non al naso, quindi poco traumatico e poco lesivo???

O anche, alternativamente, perchè non prevedere, sempre A POCHI GIORNI dalla scoperta del contatto positivo, i tamponi SUBLINGUALI messi a disposizione dalla ALS per FAR USCIRE così i bimbi DALLA QUARANTENA (ovvio se negativi)??!!

Ci aspettano mesi duri, almeno fino a maggio quando la campagna vaccinale sarà avviata da rendere immuni almeno le maestre e personale ata a rischio…
e non è possibile affrontare il prossimo futuro con una scuola dell’infanzia chiusa per intere settimane a causa di quarantene così lunghe per contatti con positivi che (indossando dispositivi DPI) non avranno di certo contagiato alcun bimbo!!!

E’ tutto eccessivo e tutto assurdo, e di tutto questo ne patiscono i bimbi! rinchiusi per 14 giorni!

Vi prego, raccogliete questo mio grido di aiuto,come mamma lavoratrice ma soprattutto come portavoce della mia bimba, e condividetelo con chi può risolvere o migliorare la situazione il prima possibile, situazione divenuta ormai insostenibile….

Grazie di cuore per l’attenzione

Buona serata

 

Laura


Cara Laura,
comprendiamo le sue preoccupazioni e lo stress di cui ci parla.
Quello che ci descrive come una faticosa gestione dell’organizzazione familiare in tempi Covid-19 è  una realtà condivisa da molte famiglie.
Le procedure stabilite per contenere la diffusione del virus molto spesso non riescono ad essere così fluide e richiedono un tempo maggiore rispetto a quello stimato inizialmente in fase progettuale.
Purtroppo, questa difficoltà deriva principalmente da un sovraccarico del sistema che non riesce ad attivarsi adeguatamente in proporzione alle richieste.
Rispondendo alle sue perplessità, abbiamo seri dubbi sul fatto che i contagi del personale scolastico siano riferibili esclusivamente a contesti extralavorativi. Concordiamo sull’utilizzo da parte di insegnanti e personale ATA di tutti i dispositivi di sicurezza ma, soprattutto nel lavoro con i più piccoli (bambini che non indossano la mascherina e che hanno meno consapevolezza della situazione), il rischio risulta essere maggiore. Considerando inoltre che la relazione con bambini appartenenti alla fascia 0-5 implica  una vicinanza prolungata nel corso della giornata, la quale spesso non può esimere dal contatto fisico, è forse più adeguato pensare ad una visione bidirezionale del processo di contagio .
Per quanto riguarda la possibilità che i bambini siano “vettori del virus” e dunque portatori asintomatici se ne è parlato molto facendo emergere idee discordanti le quali, tuttavia, non escludono questa possibilità. Per tale motivo anche i bambini potenzialmente possono contribuire alla catena di trasmissione del virus.
In questa prospettiva, la necessità di un tempo minimo per verificare attraverso uno screening la presenza o meno del contagio (se fatto troppo precocemente il test avrebbe un risultato alterato) deve prevedere una finestra di tempo utile a rilevarlo  (valutazione dei tempi di incubazione).
Indubbiamente l’idea di introdurre test più rapidi e meno invasivi è un’alternativa valida che spesso è stata presa in considerazione ma che probabilmente richiede un’organizzazione diversa e una maggiore veridicità dei risultati dei test (attualmente quelli sublinguali hanno percentuali di attendibilità più basse rispetto al molecolare).
Ci dispiace sentirla così affaticata e speriamo vivamente di trovare soluzioni più pratiche e attuabili in tempi ristretti per tutti.
Queste potrebbero prevedere maggiori supporti rivolti alle famiglie, in  modo da tamponare (questa volta a livello socio-economico) le assenze lavorative dovute agli isolamenti fiduciari o alle quarantene dei bambini.

Indubbiamente per i piccoli, ma anche per i genitori, queste continue interruzioni risultano frustranti complesse da sostenere, tuttavia possiamo pensare che le energie messe in campo potranno un domani diventare una risorsa per valorizzare i contesti educativi.
Ci sembra  importante sottolineare il massimo impegno che la scuola sta impiegando per mantenere tale faticosa continuità.
Ha ragione, saranno mesi duri e proprio per questo dobbiamo cooperare al fine di far funzionare al meglio le cose.
Un caro saluto!

Autore: L'èquipe degli esperti
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