Plusdotazione, il dono che pesa: “Bambini con un grande cervello e un cuore che non gli sta dietro”

23 Dicembre 2020

ROMA – ‘Gifted’ o ‘plusdotati’, ecco come vengono definiti i soggetti ad alto potenziale. Ma cosa è la plusdotazione? È una complessa costellazione di caratteristiche genetiche, comportamentali e psicologiche che risentono dei contesti di appartenenza dell’individuo. “Sono bambini che sviluppano o hanno il potenziale per sviluppare almeno un’area di eccellenza se confrontati con i loro pari”, afferma Maria Assunta Zanetti, direttrice del Laboratorio sullo sviluppo del potenziale e del talento dell’Università di Pavia. “Bambini con un grande cervello e una pancia e un cuore che non gli stanno dietro”, continua ancora la Zanetti, per sottolineare l’asincronia nello sviluppo di cui sono portatori, caratterizzata da un alto potenziale cognitivo, con picchi in alcune aree specifiche e con difficoltà serie nella regolazione emotiva e nelle competenze relazionali.

Sono curiosi, hanno idee originali, manipolano l’informazione, hanno un’ ottima memoria, sono autocritici e acuti osservatori. Hanno interessi diversi da quelli dei pari ed una velocità di processamento del pensiero alla quale gli altri non stanno al passo. A scuola vengono scambiati per bambini iperattivi o con disturbi dell’attenzione, perché spesso soffrono e si annoiano nel seguire programmi non al ‘loro livello’.

Per tutto ciò, sono vulnerabili e fragilissimi, soffrono di carenza di autostima e di isolamento, sono spesso arrabbiati e, se non capiti, possono diventare adolescenti depressi. La plusdotazione, quando non riconosciuta, può infatti portare a problemi di comportamento e adattamento. Diventa essenziale, allora, fornire contesti educativi che ne riconoscano e promuovano il talento, per fare in modo che il loro dono possa essere nutrito, valorizzato, messo in condivisione e inserito nella relazione.

2020-12-23T10:31:21+01:00