Giorno della memoria, ecco perché (ri)vedere Jojo Rabbit di Taika Waititi

Il film è stato premiato con l'Oscar alla Miglior sceneggiatura non originale nel 2020
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ROMA – ‘Schindler’s list’ di Steven Spielberg, ‘Il pianista’ di Roman Polanski, ‘Il diario di Anna Frank’ di George Stevens, ‘La scelta di Sophie’ di Alan J. Pakula e gli italiani ‘La vita è bella’ di Roberto Benigni e ‘La tregua’ di Francesco Rosi. Questi sono solo alcuni dei grandi capolavori del cinema che contribuiscono a non spegnere il ricordo delle vittime dell’Olocausto, che vengono commemorate il 27 gennaio, istituito come Giorno della memoria.

Quello della settima arte è un impegno a raccontare, a grandi e piccoli, la persecuzione, l’uccisione degli ebrei e gli orrori perpetrati dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Negli ultimi anni il cinema lo ha fatto attraverso ‘Il bambino con il pigiama a righe’ con protagonista la star di ‘Sex Education’ Asa Butterfield, con ‘La signora dello zoo di Varsavia’ di Niki Caro con Jessica Chastain e con ‘Jojo Rabbit’, la ‘favola nera’ di Taika Waititi

JOJO RABBIT, POSSIAMO ESSERE EROI O FAVORIRE L’ODIO

Miglior sceneggiatura non originale agli Oscar 2020, Jojo Rabbit è un film assolutamente da vedere. 

Attraverso gli occhi innocenti di Jojo Betzler (Roman Griffin Davis), Taika Waititi (attualmente a lavoro su Thor: Love and Thunder, le cui riprese sono appena iniziate) ci fa riscoprire gli orrori del nazismo portando sul grande schermo un ritratto satirico, drammatico e fiabesco della Seconda Guerra Mondiale. Anche se siamo nella Germania del 1945 il film racconta una storia attuale che mette in evidenza quanto ancora oggi l’odio e l’intolleranza siano radicati in tutte le società. Il protagonista è Jojo: un bambino di 10 anni impacciato e timoroso. Per questo viene chiamato “Jojo coniglio” dai compagni del campo di addestramento per giovani nazisti. Per cercare di affrontare un mondo che gli sembra sempre ostile, il ragazzino si rivolge al suo amico immaginario, che ha il volto di Adolf Hitler (Waititi): di lui il regista ne fa un ritratto beffardo per sottolineare – più di quanto non lo faccia già la storia raccontata nel film – la sua presa di posizione, attraverso la satira, contro le barbarie del nazismo, attingendo dalla sua personale eredità ebraica e alle sue esperienze di vita circondate da pregiudizi.  Attraverso l’amicizia con Elsa (Thomasin McKenzie), una ragazza ebrea che sua mamma (Scarlett Johansson) nasconde in soffitta, Jojo comincia a porsi molte domande sulla legittimità di quanto gli viene insegnato a scuola e nel campo di addestramento. Tra i due nasce un bellissimo rapporto che porta il ragazzino a guardare con altri occhi quanto sta succedendo intorno a lui e a dubitare sulla bontà degli insegnamenti che riceve sul credo politico. Quando capisce che per essere un perfetto nazista deve uccidere cambia strada. Sulle note della versione tedesca di Heroes di David Bowie, Jojo sceglie di essere ‘eroe’.

Sceneggiatura impeccabile e regia strepitosa. Questo è uno di quei film belli, originali e potenti che tutti (di qualsiasi età) dovrebbero vedere. La storia ti sconvolge e ti coinvolge: ci sono momenti in cui si ride e si piange e momenti che mozzano il fiato come un pugno nello stomaco.

A rendere ancora più accattivante il film ci pensa il cast: in particolar modo Scarlett Johansson, candidata (non a caso) agli Academy Award 2020 come Miglior attrice non protagonista, che nel film interpreta la mamma di Jojo. Lei è il perfetto tocco ‘rosa’ del film. Quando entra in scena con la sua dolcezza riesce a cancellare il terrore di quel tempo. L’unica nota stonata del film è il poco spazio che la storia ha dato al personaggio della Johansson.

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Autore: Lucrezia Leombruni
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