La generazione Z a fianco dei malati di cancro

La generazione Z a fianco dei malati di cancro

1000 studenti oggi connessi per il progetto 'Fattore J'
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ROMA – Con l’emergenza sanitaria, la malattia è diventata un tema quotidiano anche per chi, come i più giovani, difficilmente ne aveva a che fare. Più del 40% dei ragazzi e ragazze ha ammesso di sentirsi in imbarazzo davanti a un malato, eppure gli scienziati hanno rilevato che la presenza di un supporto da parte dei giovani può aiutare il paziente a superare i momenti più difficili della malattia.

Nasce per questo il progetto ‘Fattore J’, promosso da Fondazione Mondo Digitale con Janssen Italia, azienda farmaceutica del Gruppo Johnson&Johnson. Patrocinato dall’Istituto Superiore di Sanità, il progetto sta raggiungendo 100mila giovani tra i 14 e i 18 anni appartenenti alla cosiddetta Generazione Z per sensibilizzarli all’inclusione, all’empatia e al rispetto verso le persone in situazioni di grave disagio o affette da malattie.

Questa mattina, online su Zoom e sulla pagina Facebook di Fondazione Mondo Digitale, si è svolto l’evento ‘Zedders in lockdown. Crescere in emergenza’, organizzato in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, che ricorre domani. Circa mille studenti hanno seguito in streaming gli interventi di medici e specialisti ma anche giovani pazienti come Laura Tramuto, che a soli 23 anni ha scoperto di avere un tumore e che adesso sostiene l’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma (AIL).

“Coinvolgere i giovani è fondamentale- ha detto in apertura Loredana Bergamini, direttore medico di Janssen Italia In questo momento di distanziamento fisico i ragazzi hanno bisogno di capire l’importanza della vicinanza emotiva. Voi giovani potete far sentire incluse queste persone: chi ha un tumore ha bisogno di vicinanza”. 

“Generalmente i giovani hanno una considerazione positiva della qualità della loro vita ma adottano comportamenti rischiosi- ha aggiunto Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale proprio nella fascia di età tra i 14 e i 18 anni, quella a cui ci rivolgiamo, i giovani non incontrano medici e tendono ad assumere comportamenti che poi rimangono tutta la vita. Di qui l’importanza della scuola, per fornire informazioni corrette e sviluppare un rapporto di empatia con la patologia”.

“In Italia nel 2020 sono stati diagnosticati 377mila nuovi casi di tumori- ha spiegato Giordano Beretta, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia medica (AIOM) I miglioramenti terapeutici consentono una probabilità di sopravvivenza a 5 anni di circa il 60% dei pazienti che sviluppano tali patologie, ma ci sono ancora tumori in cui la sopravvivenza è molto limitata. I corretti stili di vita, quali astensione dal fumo, dieta equilibrata, mantenimento del peso corporeo e attività fisica regolare, potrebbero essere in grado di evitare l’insorgenza di circa il 40% dei casi, con efficacia quindi rilevante e con costi irrisori per il Sistema Sanitario. In particolare, nel caso dell’astensione dal fumo potrebbe essere evitato quasi il 90% dei tumori del polmone, patologia nella quale la sopravvivenza a 5 anni è ancora molto bassa”.

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Autore: Chiara Adinolfi
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