Università Bicocca: in Italia 87mila vittime di mutilazioni, 7600 minori

Università Bicocca: in Italia 87mila vittime di mutilazioni, 7600 minori

A Milano ActionAid lancia il progetto 'Chain'
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MILANO – In Italia, i dati più recenti, raccolti nel 2019 dall’università di Milano Bicocca, evidenziano la presenza sul territorio nazionale di oltre 87.000 donne – di cui 7.600 minorenni – che hanno subito mutilazioni genitali femminili nei paesi di origine. Le bambine a rischio sarebbero circa 5.000. Mancano invece dati ufficiali su matrimoni precoci e forzati che coinvolgono ragazze minorenni residenti in Italia.

In occasione del 6 febbraio, giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, ActionAid lancia ‘Chain’, progetto europeo nato con l’obiettivo di rafforzare in cinque paesi dell’Ue, fra cui l’Italia, la prevenzione, la protezione e il sostegno a donne e ragazze esposte a questi rischi. L’intervento dell’ong in Italia, ed in particolare sul territorio di Milano, coinvolge cinque comunità (Somalia, Nigeria, Egitto, Pakistan e Senegal) dove tali pratiche sono ancora largamente in uso.

“Così come le altre forme di violenza di genere, anche le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci e forzati negano il diritto delle bambine, delle ragazze e delle donne all’uguaglianza, alla libertà e, soprattutto, all’autodeterminazione”, dichiara Rossana Scaricabarozzi, responsabile dell’unità politiche di genere e giustizia economica di ActionAid.

Il piano di ActionAid è di raggiungere 1.000 persone delle diverse comunità e, per farlo, si avvarrà del lavoro di otto ‘community trainer’, sette donne e un uomo. Fgure esperte e riconosciute dalle comunità di appartenenza che rappresentano, secondo l’ong, lo snodo fondamentale nelle attività di sensibilizzazione e supporto.

“Le mutilazioni genitali femminili sono un’imposizione molto forte, una violenza atroce contro una bambina che viene fatta quando non è in grado ancora di capire– afferma Stella Okungbowa, community trainer per la comunità nigeriana- Quando si è nel proprio paese d’origine, all’interno di una famiglia, è difficile andare contro le credenze popolari mentre se siamo qui, si è più liberi. Ecco perché è importante parlarne, l’informazione è ancora poca. Bisogna far capire che quando una donna subisce questa pratica ci possono essere delle conseguenze gravi, se non nell’immediato, in futuro. Bisogna coinvolgere i genitori e spiegare che anche se loro hanno subito questa pratica, non devono permettere che accada alle loro figlie. Bisogna dirlo chiaramente che toccare il corpo di una donna è una violenza”.

Le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci e forzati sono pratiche profondamente radicate nelle culture di molte società, in particolare nell’Africa Sub-Sahariana, in Medio Oriente e nel Sud-Est asiatico. Nonostante la condanna a livello globale da parte di organizzazioni e convenzioni internazionali, circa 200 milioni di ragazze e donne ad oggi hanno subito una forma di mutilazione genitale femminile, con 4,1 milioni di ragazze e donne a rischio solo nel 2020.

Ogni anno, sono 12 milioni le ragazze che si sposano prima dei 18 anni. Nel 2018, erano 650 milioni le bambine e le ragazze sposate precocemente. In alcuni paesi sono pratiche spesso interconnesse, sebbene considerate separatamente, perché in molte comunità sottoporre una ragazza alle mutilazioni genitali femminili è il presupposto per trovare un marito, spesso quando la ragazza è ancora minorenne. Entrambe possono portare a gravi conseguenze sanitarie e psicologiche, nonché a conseguenze di tipo socio-educativo come l’interruzione del percorso scolastico.

Chain è co-finanziato dal programma REC (Rights, Equality, Citizenship) – Diritti, Uguaglianza, Cittadinanza – dell’Unione europea ed è implementato in cinque paesi europei da ActionAid (Italia), End FGM EU (Belgio), Equilibres et Populations (Francia), Terre des Femmes (Germania) e Save a Girl, Save a Generation (Spagna).

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Autore: Martina Mazzeo
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