Scuola, ipotesi prolungamento: studente del liceo Piazzi di Sondrio intervista docente

Le richieste a Draghi e al ministero dell'Istruzione
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ROMA – “L’ipotesi di un prolungamento dell’attività scolastica per tutto il mese di giugno lascia molto perplessi. Dal punto di vista degli studenti può essere definita una mossa inconcepibile che non porterebbe ad alcun risultato. Dopo un lungo periodo in Dad, molto stressante, un ulteriore aumento delle ore a scuola non solo sarebbe inefficace, ma anche controproducente. Una decisione che sembrerebbe presa senza tenere conto delle esigenze di chi coinvolge. Ma cosa ne pensano i professori di questa proposta?”.

Un lungo attacco contro l’ipotesi che fu del nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi e ancora non è certo se sarà del neoministro all’Istruzione Patrizio Bianchi. A scrivere è Riccardo Mufatti, studente al terzo anno al liceo classico ‘Piazzi Lena Perpenti’ di Sondrio, che così introduce la sua intervista alla docente Carmen Licitra, anche lei come lui contraria all’idea in discussione. L’articolo è giunto alla redazione proprio da Riccardo Mufatti che con l’agenzia Dire è impegnato nei percorsi per l’orientamento e le competenze trasversali. Da novembre, infatti, Riccardo sta partecipando insieme alla sua classe ai corsi di giornalismo de ‘La scuola fa notizia‘.

Dall’assegnazione del compito di scrittura di un articolo, quindi, nasce l’idea di intervistare una docente dell’istituto. “È stata avanzata l’ipotesi di prolungare la scuola per tutto il mese di giugno per recuperare ciò che, per così dire, è stato perso nei precedenti mesi scolastici. Da insegnante cosa ne pensa lei?” incalza Mufatti. “Ho avuto modo di confrontarmi– risponde Licitra- anche con altri colleghi, studenti e genitori. Innanzitutto è una brutta immagine che viene trasmessa della scuola a distanza, perché lascia intendere che in tutto questo tempo non si è fatto niente e bisogna recuperare, ma cosa bisogna recuperare? Per quanto riguarda la realtà della nostra scuola– prosegue la docente- posso dire che abbiamo lavorato incessantemente, tant’è che non siamo in ritardo su niente. Secondariamente, mi sembra che circa quindici giorni in più non cambierebbero la situazione, soprattutto calcolando che si è appunto in linea con quanto ci si era prefissati ad inizio anno. Tanto meno– aggiunge l’insegnante- serve prolungare la scuola in un periodo in cui ci sono altre incombenze, come le scadenze di fine anno e l’inizio degli esami, che non dovrebbero trattenere ulteriormente gli alunni quando sarebbe corretto che si preparassero per i test universitari o per l’università in generale”.

“Quindi– ribatte il giovane intervistatore- il ritorno a scuola prolungato vanifica e sminuisce il lavoro finora portato avanti”. “Esatto– rinforza la docente- è una sintesi efficace di ciò che abbiamo approfondito. Io, parlando della mia scuola, penso che la serietà dimostrata sia da parte della dirigenza sia da parte del corpo dei docenti sia da parte degli studenti, che si sono comportati in modo molto maturo, dimostra proprio che le persone che vogliono lavorare si sono da sempre rimboccate le maniche e adattate alla situazione. E i risultati sono evidenti.

Inoltre- conclude Licitra- un altro problema, oltre a un dialogo che non c’è stato da parte di chi prende le decisioni con chi si trova in prima linea, è quello della generalizzazione di tutte le realtà, che sicuramente, al di là delle criticità che ci sono state ovunque, sono differenti l’una dall’altra. Se quindi ci dovessero essere degli interventi, dovrebbero essere molto mirati e lo Stato dovrebbe assumersi la responsabilità di non esser stato presente come supporto in molte situazioni”.

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Autore: Martina Mazzeo
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