'Il bambino che non poteva andare a scuola'

‘Il bambino che non poteva andare a scuola’

Ugo Foà incontra gli alunni di Fragagnano (TA)
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – ‘Il bambino che non poteva andare a scuola – Storia della mia infanzia durante le leggi razziali in Italia’ è il titolo dell’autobiografia di Ugo Foà, che lunedì e martedì ha incontrato più di un centinaio di alunni dell’IC ‘Bonsegna-Toniolo’ di Fragagnano (TA). Foà, nato a Napoli nel 1928, ha raccontato loro la sua esperienza di vita, la scuola negata, l’orrenda dicitura “di razza ebrea” che accompagnava il suo nome in quegli anni di persecuzione.

“Oggi posso essere semplicemente Ugo Foà- ha spiegato ad una platea attenta di studenti- Voi avete una grande responsabilità, perché sarete la prima generazione a portare la testimonianza dei testimoni”.

Una iniziativa organizzata dal Comune di Fragagnano e dalla locale Pro loco, con la collaborazione dell’Istituto Comprensivo ‘Bonsegna-Toniolo. Ad accogliere Foà, oltre alla dirigente scolastica Alessandra Sirsi, l’assessora alla Cultura, Lucia Traetta e la presidente della Pro loco, Nunzia Digiacomo.

“È fondamentale- ha sottolineato la dirigente scolastica- cogliere l’importanza della scuola non solo come luogo di aggregazione e di opportunità, ma anche come luogo dove i ragazzi possano apprendere l’importanza di rispettare gli altri, avendo atteggiamenti sempre di inclusione, di non violenza”.

“Si tratta di una occasione straordinaria per ascoltare dalla viva voce dei protagonisti delle importanti esperienze di vita che mai più devono ripetersi” ha commentato l’assessora Traetta.

Nessuno si indignò quando, una mattina, Ugo seppe che non sarebbe più potuto andare a scuola. Era il 5 settembre 1938, quando il Regio Decreto XVI dell’era fascista di Vittorio Emanuele III decreta che nelle scuole di ogni ordine e grado non potranno più essere iscritti alunni di razza ebraica.

“Quel giorno piansi- ha raccontato Foà– Mi hanno strappato la scuola di dosso, mi hanno tolto un pezzo di vita. Mi ferì l’indifferenza, perché nessuno tra i miei compagni venne a chiedermi cosa fosse successo. Studiai da privatista, all’esame la presidente di commissione mi disse che il mio banco era quello in fondo, laggiù in un angolo, lontano da tutti. Poi si avvicinò e a bassa voce mi disse: ‘Fatti coraggio, Ugo’. Seppi poi che era una militante antifascista. Quel giorno, dovetti scrivere ‘di razza ebrea’ accanto al nome sul mio tema”.

“È stata un’esperienza emozionante, intensa e delicata per me, ma soprattutto per gli studenti, ai quali Foà ha voluto consegnare la sua eredità- ha commentato la presidente della Pro loco Nunzia Digiacomo-È doveroso ringraziare la casa editrice Manni per averci dato la possibilità di incontrare Ugo Foà, la dirigente scolastica e tutti i docenti per aver coinvolto, con passione, gli alunni nell’approfondimento di una tematica così importante”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

Autore: Redazione Diregiovani
Le notizie del sito diregiovani sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «diregiovani.it» e l'indirizzo “ www.diregiovani.it