Willie Peyote: “Vado a Sanremo con il mio lato più caz…e”

Il cantautore è in gara con "Mai mai mai (La Locura)"
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ROMA – Non tutte le canzoni possono parlare d’amore. Ne è sicuro Willie Peyote, che quest’anno parteciperà al Festival di Sanremo con ‘Mai mai mai (La locura)’, un brano dal forte impatto che porta all’Ariston tutti i problemi ormai all’ordine del giorno da un anno: cinema e teatri chiusi, concerti cancellati, dirette sui social e una musica che ormai sembra usa e getta.

Gli effetti del Covid non potevano non essere al centro dell’attenzione al festival, come ha spiegato lo stesso Willie, al secolo Guglielmo Bruno, presentando il suo brano ai giornalisti:

Mi sembra un po’ ingiusto nei confronti di certi discorsi che abbiamo portato avanti negli scorsi mesi salire sull’unico palco che suona quest’anno e non dire proprio niente rispetto al fatto che è un anno che siamo fermi. Ho, perciò, deciso di fare il contrario. Ho vissuto quest’anno e non me ne sono dimenticato”.

Ed è questo desiderio di lanciare un messaggio forte che ha spinto l’artista torinese ad accettare di far parte di una kermesse che lo corteggia da anni.

“Ho accettato di esserci solo quest’anno- svela Peyote- gli anni in cui ci sono stati degli ammiccamenti ho sempre preferito non andare perché non è esattamente il mio contesto di default. Quest’anno era importante perché è l’unico palco che suona e su cui si può dire qualcosa di importante. Ognuno declinerà come vuole il messaggio ma io pensavo che, proprio perché è un anno che non lavoriamo, fosse giusto esserci per poter dire un’opinione”.

Un Sanremo tra rabbia e ironia

La esporrà con l’ironia a cui ci ha abituato nei suoi pezzi e nei suoi cinque album. In ‘Mai mai mai (La locura)’, racconta, “sono molto meno arrabbiato rispetto all’ultimo singolo ‘La depressione è un periodo dell’anno’ e l’ho messa più sul ridere. Affronto Sanremo con il mio lato più cazzone, il senso è ‘prendiamoci tutti un po’ meno sul serio però prendiamo sul serio quello che diciamo’. Un po’ di rabbia c’è, non posso nascondermi dietro un dito, è un anno che non faccio l’unica cosa che mi piace fare nella vita che è suonare e quindi sono un po’ appesantito dalla situazione.

Una sensazione che, secondo Willie Peyote, appartiene a molti:

“Credo che anche a casa lo siano, non dico che voglio intercettare quel tipo di mal contento, non sono un populista però non penso che a casa volessero tutti solo evadere. Anche perché secondo me tutti siamo un po’ incazzati, ognuno a suo modo”.

La competizione? È per i cavalli

E, sempre scherzando, Willie si augura di arrivare ventiseiesimo:

“Non vado al festival per vincere. La competizione, come dicono i regaz de Lo stato sociale, è per i cavalli. Io vado lì per scherzare e stare con dei colleghi con cui ho condiviso tanti palchi. La classifica non mi interessa. Preferisco arrivare ultimo che quindicesimo perché, se devi stare nel mezzo, tanto vale arrivare ultimi”.

Al festival “tifo Orietta Berti”

E facendo un pronostico suggerisce un nome tra tutti: “Se deve vincere qualcuno che vincesse Orietta Berti, la danno perdente, c’è accanimento. La sosterrò sempre”.

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Autore: Giusy Mercadante
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